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Dossier Una startup sociale al servizio delle imprese

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    Dossier | N. 9 articoliRapporto Welfare & assicurazioni

    Una startup sociale al servizio delle imprese

    Non solo bonus, ma soluzioni al servizio di lavoratori e imprese. Passa da questo snodo il futuro del welfare. I benefici fiscali contenuti nelle leggi di Stabilità 2016 e 2017 hanno contribuito ad ampliare il comparto del welfare integrativo e a far nascere realtà che offrono alle aziende consulenza e soluzioni per la creazione e la gestione di pacchetti welfare, nonché (spesso) la selezione dei fornitori. Queste società sono sempre più rilevanti, secondo il Terzo rapporto del laboratorio Percorsi di secondo welfare: si va da Easy Welfare (che organizza anche i Welfare awards) a Edenred, da Welfare company a Eudaimon, da WellWork a DoubleYou(acquisita da Zucchetti che ha sviluppato Z-welfare), da Happily Welfare a TreCuori. Poi ci sono le società provenienti da altri ambiti, come il brokeraggio assicurativo (in primis Aon Hewitt, Willis Towers Watson e Marsh), le risorse umane (come Mercer e F2A), la ristorazione (come CirFood, Day e Sodexo che ha svoltato verso i servizi per la qualità della vita), la mobilità (come BePooler), i servizi domiciliari (come One Family e Family partner). Le più grandi hanno fondato l’Associazione italiana welfare aziendale (Aiwa), presieduta da Emmanuele Massagli, a capo di Adapt e docente di Pedagogia del lavoro e di welfare della persona all’Università di Bergamo.

    Fra le decine di operatori, si distingue la startup innovativa a carattere sociale Jointly, fondata nel 2014 (prima dei benefici di legge sul welfare). La società ha una visione olistica dei benefit: servono a creare un sistema economico e sociale più inclusivo e più vicino alla vita delle persone. Aiutarle a conciliare la vita personale con i tempi lavorativi, gestire familiari anziani o disabili, sostenere i figli nel delicato percorso di scelta formativa e lavorativa. Un investimento che non pesa necessariamente sui bilanci. «È più una questione di vision e di strategia che di budget – spiega Anna Zattoni co-fondatrice di Jointly assieme a Francesca Rizzi –. Il valore percepito dei servizi su misura è mediamente tre volte superiore rispetto all'investimento economico fatto dall'azienda». Oggi Jointly collabora con più di 40 aziende in Italia, piccole e grandi, coinvolge circa 350mila dipendenti e, con oltre 300 partner, offre ai clienti più di 5mila servizi di welfare aziendale. Zattoni, con alle spalle una forte esperienza professionale alla guida operativa di Valore D - l’associazione di imprese creata in Italia per sostenere la leadership femminile in azienda - non ha dubbi: occorre fare rete per ottenere servizi migliori, sia tra aziende diverse sia tra le varie filiali di una stessa azienda collocate, magari, in aree dove alcuni servizi mancano. «Prima il welfare era un lusso, oggi invece la normativa ha permesso di allargare la platea anche alle realtà meno strutturate», dice Zattoni spiegando che questo ha portato in molti casi ad esternalizzare il servizio, rivolgendosi a realtà competenti.

    «A volte è necessario costruire offerte ad hoc e semplici, perché le piccole realtà non non hanno il tempo né le risorse per organizzare soluzioni complesse», aggiunge Francesca Rizzi che ha portato in Jointly le competenze maturate nel settore assicurativo, a partire dalla capacità di proteggere la persona da un evento negativo. Fra i servizi di punta offerti da Jointly c'è infatti il progetto Fragibilità, la prima rete nazionale di servizi di assistenza pensata per sostenere e orientare i dipendenti che si trovano a dover gestire un familiare non autosufficiente.

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