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La famiglia taglia il welfare: una su tre rinuncia ad almeno una prestazione

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STATO SOCIALE

La famiglia taglia il welfare: una su tre rinuncia ad almeno una prestazione

Il sistema del welfare deve cambiare passo. Oggi è un settore che costa alle famiglie 109,3 miliardi l’anno, pari al 6,5% del Pil. Le sempre maggior difficoltà di accesso ai servizi - sottolineate dalla crescita dei nuclei familiari che rinunciano alle prestazioni (sono il 36%) - devono far pensare alla possibilità di modificare la prospettiva e vedere il welfare non solo come una spesa ma come una risorsa, capace di industrializzarsi e superare la frammentazione dell’offerta, così da garantire assistenza diffusa anche agli strati più deboli della popolazione.

Sono i risultati di uno studio di Mbs Consulting che sarà presentato domani mattina a Roma presso la Camera dei deputati. Si tratta della prima edizione dell’Osservatorio sul bilancio di welfare delle famiglie italiane, analisi che ha voluto esaminare il variegato mondo dell’assistenza dalla prospettiva dei bilanci familiari. La base di partenza sono i 29.674 euro annui , che rappresentano il reddito netto medio delle famiglie oggetto dell’indagine. Di quei soldi, poco più di 27mila euro sono riservati alle spese, mentre circa 2.600 vanno al risparmio. Fra le uscite, quasi 23mila euro sono destinati ai consumi e 4.328 al welfare, che rappresenta la terza voce di costi dopo gli alimenti e la casa.

DOVE SI SPENDE…
La spesa delle famiglie italiane nel welfare (miliardi di euro). (*) *Le spese di trasporto e alimentazione necessarie per lavorare. (Fonte: Mbs Consulting - Osservatorio sul bilancio di welfare delle famiglie italiane)
… E DOVE SI TAGLIA
La media delle famiglie che hanno rinunciato ad almeno una prestazione di welfare e quelle che vi hanno dovuto rinunciare per condizioni di debolezza economica. (*): per quanto riguarda l’Assistenza per anziani non autosufficienti il dato per condizioni economiche disagiate non è disponibile. ( Fonte: Mbs Consulting - Osservatorio sul bilancio di welfare delle famiglie italiane)

All’interno di quest’ultima cifra, a incidere di più è la voce “salute”, che in media costa alla famiglia 1.336 euro l’anno, per un totale nazionale di 33,7 miliardi, e che è presente in praticamente tutti i bilanci familiari. A differenza dei costi per i supporti di lavoro, che rappresentano la seconda voce di spesa (31,2 miliardi) ma riguardano 16,6 milioni di famiglie, per un costo medio per nucleo di 1.877 euro. A seguire ci sono i 15 miliardi per l’istruzione dei figli (spesa che coinvolge 7,8 milioni di famiglie per una spesa media di 1.937 euro), i 14,4 miliardi per l’assistenza, ovvero la cura della casa, dei figli e dei familiari non autosufficienti(interessa 2,9 milioni di nuclei con una spesa media di 4.989 euro), i 7,6 miliardi per la cultura e il tempo libero (16,9 milioni di famiglie per un esborso medio di 450 euro), i 7,3 miliardi per la previdenza e protezione, cioè i versamenti volontari individuali nei fondi pensione, le assicurazioni sulla vita, le polizze sulla casa (7,3 miliardi complessivi pagati da 7,8 milioni di famiglie, per un costo medio di 935 euro).

Se, poi, si considerassero anche i 37 miliardi spesi ogni anno per i viaggi di piacere e gli altri costi legati al benessere (per esempio, pranzi o cene al ristorante), il costo del welfare familiare salirebbe a 146,4 miliardi di euro, l’8,6% del Pil. Questa voce, tuttavia , viene solo indicata dalla ricerca, che ha ritenuto di doversi concentrare sulle altre sei voci di cui si è detto.

Il peso del welfare sul bilancio familiare incide per il 19% nei nuclei economicamente più deboli e per il 14,7% in quelli con redditi medio-alti. Un’incidenza che si è fatta sentire in modo particolare in questi anni di crisi, complice anche il contenimento della spesa pubblica, che ha ridimensionato l’offerta dei servizi. Ciò ha indotto il 36,1% delle famiglie a rinunciare ad almeno una prestazione essenziale, una quota che sale al 56,5% nelle realtà più svantaggiate. Il taglio ha colpito soprattutto le spese di assistenza agli anziani e ai non autosufficienti, ridottesi del 76,2%, seguite dalle cure sanitarie, con il 36,7% di rinunce ad almeno un intervento, tasso che sale al 58,9% nei nuclei più poveri.

Una situazione di forti squilibri a cui si può porre rimedio ripensando l’intero sistema, che tra costi sostenuti dalle famiglie, spesa pubblica (539 miliardi) e welfare aziendale (18 miliardi), muove complessivamente quasi 667 miliardi di euro, il 39,9% del Pil. Si tratta - secondo la ricerca - di superare l’attuale frammentazione dell’offerta, di incentivare la collaborazione tra pubblico e privati e di sviluppare servizi differenziati per segmenti, livelli di attesa e disponibilità di spesa.

La sfida è industrializzare il settore, partendo dal presupposto che non sia soltanto un costo ma un’area di investimento, un territorio privilegiato per incentivare nuove esperienze di economia civile e business sociale. Senza dimenticare che il welfare ha un valore strategico che va al di là della pura dimensione economica, perché tocca il benessere della collettività.

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