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Incentivi, 942 misure per 4,6 miliardi

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politiche per le imprese

Incentivi, 942 misure per 4,6 miliardi

Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda
Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda

Si riducono da un lato e si rigonfiano dall’altro. Si concentrano su scala nazionale e si frammentano a livello regionale. Sembra quasi impossibile allineare i tentativi di riorganizzazione degli incentivi statali alle imprese con le smanie da bandi e sportelli di valutazione delle amministrazioni regionali. La dicotomia emerge con una certa chiarezza dall’ultima Relazione sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive elaborata dal ministero dello Sviluppo economico.

Il censimento conta 942 interventi agevolativi, di cui ben 885 regionali e 57 delle amministrazioni centrali che scendono a 22 considerando al netto delle misure ancora vigenti ma senza erogazioni. Ma è soprattutto la differenza di direzione a colpire. La Relazione di dieci anni fa, del 2007, censiva in tutto 268 interventi regionali, più 15 interventi “conferiti” dalla gestione nazionale e 315 relativi ai Por (programmi operativi legati ai fondi strutturali europei), quindi 598 in totale. Il nuovo documento ne segnala 885 nel 2016, in aumento seppure leggero rispetto agli 864 del 2015. La Relazione del 2007 segnalava invece 56 interventi nazionali “attivi” a fronte degli attuali 22. Quasi a metà di questo decennio, con il secondo decreto Sviluppo del governo Monti, fu varata una razionalizzazione che, per quanto molto parziale rispetto alle ambizioni del famigerato Rapporto Giavazzi, portò alla cancellazione di 43 norme nazionali. Poi, più di recente, il piano Industria 4.0 ha fortemente puntato sugli incentivi fiscali automatici e sul progressivo accantonamento dei bandi cancellando contemporaneamente circa 2,6 miliardi di residui passivi perenti legati a vecchie agevolazioni. Secondo la Relazione, oggi una quota pari a circa il 92% delle concessioni statali è concentrata in 8 interventi agevolativi, partendo da contratti di sviluppo, fondo per la crescita sostenibile e finanziamento del credito all’export. In questo quadro generale, il bilancio del 2016 è in qualche modo influenzato dall’avvio della spesa relativa alla nuova programmazione europea, che spiega gran parte dei super incrementi: sono stati concessi nel complesso 4,6 miliardi di euro di agevolazioni, in crescita del 53%, e in modo corrispondente gli investimenti agevolati sono aumentati del 57% (17,4 miliardi). Al contrario i flussi di cassa effettivamente mobilitati con le erogazioni (collegati allo stato di avanzamento degli investimenti e degli impegni passati) calano del 18% (2,4 miliardi).

Circa 2 miliardi delle agevolazioni concesse nel 2016 si riferiscono a strumenti nazionali, mentre di fonte regionale sono 2,6 miliardi. In entrambi i casi il capitolo “ricerca, sviluppo e innovazione” assorbe la maggior parte delle risorse, a seguire la voce “sviluppo produttivo e territoriale”. La differenza sta soprattutto nelle caratteristiche. La Relazione distingue misure «generalizzate», definendole «poco o affatto selettive indirizzate a finanziare tipologie ampie e diversificate d’investimenti», e interventi «finalizzati», che si caratterizzano «per la selettività nella scelta degli investimenti e delle iniziative agevolabili» coerentemente con gli orientamenti Ue sugli aiuti di Stato. A livello regionale la bilancia pende dal lato degli aiuti generalizzati, 57% del totale. Si scende sotto la metà con il dato statale.

Per le regioni, per non perdere il treno dei fondi europei, è facile indulgere in microinterventi, talvolta in sovrapposizione con il livello statale (vedi i fondi di garanzia) o con poca coerenza con le nuove tendenze come Industria 4.0. Il paradosso, a conti fatti, è che nelle regioni un numero maggiore di misure ha prodotto negli ultimi anni concessioni inferiori, segno ulteriore di frammentazione. Per depurare i dati dall’effetto della nuova programmazione europea, la Relazione mette a confronto due trienni, il 2011-2013 e il 2014-2016, scoprendo che mentre si creavano nuovi interventi le concessioni scendevano di quasi il 15%.

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