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Auto, spesa e redditi: il recupero va a rilento

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Auto, spesa e redditi: il recupero va a rilento

  • –Francesca Barbieri

Pil in crescita dell’1,5 per cento, 22,9 milioni di occupati, consumi oltre mille miliardi e 800mila case vendute. Si presentava così l’Italia nel 2007 alla vigilia di una crisi che dal sistema finanziario ha contagiato l’economia reale. La caduta è stata pesante e dopo l’anno nero del 2013 lo stato di salute del paese ha iniziato lentamente a migliorare, ma le tracce del malessere si intravedono ancora oggi. Dieci anni dopo a che punto siamo nel percorso di risalita?

Il Sole 24 Ore ha messo sotto la lente 16 indicatori con il fermo immagine al 2016 per misurare la distanza dall’anno “zero”. Proprio la settimana scorsa la Commissione europea ha alzato le stime sul Pil: rispetto allo 0,9% previsto a marzo il nostro paese crescerà secondo Bruxelles dell’1,5%, lo stesso ritmo di dieci anni fa, dopo l’1% del 2016.

È presto però per cedere a facili trionfalismi, perché siamo il fanalino di coda nella Ue, lo stesso esecutivo comunitario si aspetta una frenata per il 2018, il ritmo di recupero non è stato per tutti lo stesso e presenta numerose sfaccettature.

Velocità diverse di risalita

Timidi sprazzi di luce si intravedono sul mercato del lavoro. Gli occupati, che già lo scorso anno erano a un soffio dalla meta, sono tornati ai livelli precrisi nel corso del 2017, dopo il calo consistente che ha portato nel 2013 alla perdita di 900mila posti rispetto ai 23 milioni del 2008. Il recupero ha riguardato però solo i lavoratori “maturi”, mentre tra i giovani gli occupati sono diminuiti del 33,7% in dieci anni nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni e del 27,4% in quella tra i 25 e i 34 anni.

Restano distanti dal traguardo le compravendite di case e le immatricolazioni di auto. Continuano poi ad arrancare tutte le voci legate ai consumi, da quelli totali ai beni durevoli, passando per alimentari, vestiti e calzature, senza contare che Pil pro capite e reddito disponibile sono ben lontani dai livelli del 2007 .

Hanno invece già superato la quota precrisi gli indicatori finanziari, dall’erogazione di mutui al credito al consumo. Spicca il dato della ricchezza finanziaria netta che ha proseguito il trend al rialzo del 2015. «È l’effetto - spiega Luigi Campiglio, ordinario di Politica economica all’università Cattolica di Milano - della forte immissione di liquidità effettuata dalla Bce con il quantitative easing, ma anche del maggior flusso di prodotti finanziari e assicurativi».

Nel corso degli anni si è assistito, però, a un incremento della concentrazione delle attività finanziarie: secondo l’ultima rilevazione della Banca d’Italia le famiglie più ricche detengono il 65% del totale, sei punti percentuali in più rispetto al periodo prima della crisi.

Spesa per cultura in crescita

Tra le tante ombre qualche piccolo segnale incoraggiante c’è: gli italiani tornano a spendere per la cultura e nel 2016 hanno sborsato 68,4 miliardi superando i 67,3 miliardi del 2007, dei quali ben il 43% per teatro, cinema, musei e concerti. La tendenza non ha però la stessa portata in tutto il Paese. La spesa media mensile è infatti nettamente superiore al Centro-Nord (circa 160 euro) rispetto al Sud (90 euro) ed è legato a doppio filo al reddito disponibile. E il confronto con gli altri Paesi europei ci situa ancora una volta sotto la media.

«Il quadro è dunque ancora in chiaro-scuro - conclude Campiglio -: la ripresa c’è ma è ancora anemica e rimarrà fragile fino a quando non si risolleveranno i consumi. Per accelerare l’avvicinamento al traguardo servono incentivi mirati, anche fiscali, per migliorare il potere di acquisto delle famiglie, a partire dai redditi più bassi. Occorre anche puntare su un consumo sostenibile, premiando la qualità ambientale dei consumi durevoli, e potenziando le infrastrutture civili».

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