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Numeri in crescita: professioni più forti della crisi

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Numeri in crescita: professioni più forti della crisi

Nonostante la crisi, in Italia il numero dei liberi professionisti, iscritti o meno in Albi, è continuato a crescere, tanto che nel nostro Paese la densità è tra le più alte d’Europa, oltre 17 professionisti ogni mille abitanti. Nel complesso, i lavoratori della conoscenza hanno superato 1,4 milioni contro il dato complessivo europeo di 5,6 milioni.

«La crescita dei liberi professionisti - ha commentato il sociologo Paolo Feltrin - può essere spiegata in due modi: la difesa dalle difficoltà economiche da parte di molti lavoratori dipendenti scolarizzati è una conseguenza dello sviluppo della società ad alta domanda di competenze e prestazioni intellettuali». L’universo delle libere professioni è stato scandagliato dal Rapporto curato da Confprofessioni, che riunisce le sigle sindacali del settore, in occasione del Congresso nazionale che si è svolto ieri a Roma.

La peculiarità del rapporto è quello di tentare di conoscere meglio il mondo delle professioni, senza steccati tra Albi e no. Colpisce, per esempio, che i lavoratori della conoscenza vivano una percezione di precarietà. Un sentimento che si radica nel fattore economico: è vero che il fatturato tende a crescere, ma la dinamica del reddito medio non è univoca.

Il reddito medio nelle professioni ordinistiche si attesta oggi a 46mila euro annui. Tra il 2006 e il 2015, se calano drasticamente i redditi di farmacie e studi notarili, crescono i ricavi per dentisti, studi medici, commercialisti e consulenti del lavoro. Il reddito medio si abbassa per gli studi legali, negli studi di ingegneria, mentre veterinari, periti e agronomi vedono accrescere con più intensità il reddito. Per le professioni non ordinistiche il reddito medio è di poco meno di 33mila euro.

«Le profonde differenze tra Nord e Sud, il gap di genere e il “precariato” dei giovani, la significativa contrazione dei redditi, -20% in dieci anni, sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno socio-economico, spesso sottovalutato dalla politica ma che incide profondamente nei meccanismi della crescita economica e dell’occupazione del nostro Paese», ha detto Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni.

Dai dati pubblicati nel Rapporto emerge come l’anzianità costituisca un elemento premiante in termini reddituali; a questo si aggiunge il gap di genere: le donne guadagnano in media la metà degli uomini, anche se questo divario tende a stringersi tra le nuove leve.

Infine: i liberi professionisti come datori di lavoro. Sono oltre 223mila e in maggioranza operano nell’area legale, della contabilità e della consulenza aziendale. Il Nord Ovest ospita il 32% dei professionisti datori di lavoro: qui gli studi dispongono in media di cinque dipendenti. Nel Nord Est gli addetti scendono a 3,8, mentre nel Centro e nel Sud il numero passa - rispettivamente - a 3,6 e a 2,7. In totale, secondo dati Inps, il numero medio dei dipendenti è passato da 338.504 nel 2006 a 436.908 nel 2015.

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