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martedì nuovo incontro con i sindacati

Pensioni, dal 2021 tetto di 3 mesi all’aumento dell’età. Esenzioni per i «gravosi» estese all’anzianità

Estensione delle esenzioni delle categorie definite gravose anche alle pensioni di anzianità (e non solo alle pensioni di vecchiaia) e l'istituzione di un fondo per i potenziali risparmi di spesa con l'obiettivo di consentire la proroga e la messa a regime dell'Ape sociale. È ripreso con queste nuove proposte messe sul tavolo dal presidente del Consiglio il confronto chiave tra governo e sindacati sulle pensioni, con al cuore la questione dell'aumento dell'età di uscita legato all'aspettativa di vita che dal 2019 porterà l'asticella a 67 anni.

Inoltre, nella revisione “strutturale” del meccanismo di calcolo della speranza di vita a cui si adegua l'età pensionabile, dal 2021 si potrebbe considerare non solo la media del biennio confrontato con il precedente (e non più lo scarto secco) ma anche fissare un “limite massimo di tre mesi” per ogni futuro rialzo. Se si dovesse registrare un incremento superiore, sarebbe riassorbito nell'adeguamento successivo. Obiettivo: «garantire un andamento più lineare». Le parti si sono date un nuovo appuntamento a martedì mattina, 21 novembre, sempre a Palazzo Chigi.

Da un lato il premier Paolo Gentiloni e i ministri dell'Economia Pier Carlo Padoan, del Lavoro Giuliano Poletti e della Pubblica amministrazione Marianna Madia. Dall’altra, per i sindacati, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

Pensioni, Gentiloni ai sindacati: sostenete le misure del governo

Nel dare avvio alla discussione il presidente del Consiglio ha fatto notare come il pacchetto di proposte fatte alle parti sociali sia «molto rilevante» per accompagnare questa decisione dell'adeguamento pensionistico con una serie di interventi mirati. Uno sforzo significativo che l’esecutivo ha chiesto ai sindacati di condividere (perché il pacchetto «noi lo vareremo nella sua interezza se voi lo sosterrete», ha detto il premier).

Stop anche per l’anzianità
Per andare in pensione in anticipo rispetto all'età di vecchiaia (l'ex pensione di anzianità contributiva) dal 2019 saranno necessari 43 anni e tre mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne (questo lo scatto conseguente all'adeguamento dell'aspettativa di vita, cresciuta di 5 mesi). Al momento per l'uscita anticipata verso la pensione ci vogliono 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne. La nuova proposta del governo allarga, quindi, lo stop già proposto per le 15 categorie di lavori gravosi, per i quali è stata già prospettata l'esenzione dall'aumento (sempre di cinque mesi) dell'età per la pensione di vecchiaia a 67 anni dal 2019 (oggi a 66 anni e 7 mesi).

Sindacati divisi
«I due nuovi aspetti aggiunti oggi dal presidente Gentiloni sono per noi assolutamente importanti e di non poco conto, coerenti con l'impostazione e il metodo che ci eravamo dati nella prima parte dell'accordo sulla previdenza». La leader della Cisl, Annamaria Furlan, vede passi in avanti nel vertice di oggi. «Ci sono ancora alcune cose che vanno chiarite meglio e corrette nel documento del governo, ma per la Cisl è doveroso cercare di portare a casa nella legge di bilancio risultati solidi per i lavoratori, sapendo che siamo alla fine della legislatura. Mettere in sicurezza alcune questioni è per noi molto importante. Questo è il rapporto giusto con il sindacato, come abbiamo fatto anche con il pacchetto lavoro». Alcuni aspetti «sono positivi, altri meno, altri ancora sono da approfondire. Vorremmo che fossero fatte alcune correzioni al testo e che ci fossero chiariti alcuni aspetti sulle risorse ed in particolare su giovani e
donne» fa notare il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo. In senso diverso Susanna Camusso a nome della Cgil, per la quale ci sono le «condizioni per dare un giudizio: la valutazione di grande insufficienza che avevamo anticipato viene confermata. Il quadro non risponde alle richieste e agli impegni assunti da parte del governo». Per la segretaria generale, di fronte alla «indisponibilità» dell’esecutivo «ad affrontare le ingiustizie» del sistema, ci sarà «la mobilitazione che la mia organizzazione nelle prossime ore deciderà».

Padoan: rammarico per diverse opinioni dei sindacati
Il Governo «ritiene di avere fatto uno sforzo», con «un pacchetto importante che contiene misure che migliorano la posizione pensionistica dei lavori» e «raccoglie con rammarico il fatto che i sindacati hanno opinioni diverse sulla bontà pacchetto proposto: la Cisl, ce ne rallegriamo, ha espresso condivisione, la Cgil invece ha un'opinione di segno opposto, una posizione intermedia da parte della Uil». Così il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, al termine del tavolo pensioni a Palazzo Chigi. In campo c'è «un impegno molto significativo da parte del governo» che si colloca «dentro il percorso del verbale» sulla previdenza raggiunto con le organizzazioni sindacali, «coerentemente con quell'impegno». È il ministro del Lavoro Giuliano Poletti a fare la sintesi sottolineando che l’esecutivo ha «implementato» le proposte e «convenuto» il nuovo incontro di martedì 21 «per puntualizzarle». Nei prossimi «pochissimi, giorni metteremo a punto ulteriormente le proposte, anche su richiesta delle organizzazioni sindacali, nell'ambito di un pacchetto e di un quadro di risorse che deve rimanere compatibile con il più ampio orientamento della legge di bilancio», assicura Padoan.

Le vecchie proposte sul tappeto
Quelle fatte nei round precedenti riguardavano l'esenzione dallo scatto a 67 anni di 15 categorie di lavori gravosi (le 11 già fissate per l'Ape social, tra cui maestre, infermieri turnisti, macchinisti ed edili, più le quattro new entry dei braccianti, siderurgici, marittimi e pescatori) per la vecchiaia. I requisiti: 30 anni di contributi e l'aver svolto il lavoro gravoso almeno per sette anni su dieci (con eventuali specificazioni per categorie). Per il governo si tratta di una platea di 15-17mila persone, per la Cgil poco più di 4mila. L'altro punto era sul sistema di calcolo con la proposta di rivederlo sulla base di una media biennale e non più di un scarto secco, con l'obiettivo di attenuare i picchi.

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