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Omicidio della giornalista Maria Grazia Cutuli: due afgani condannati a 24…

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la sentenza della corte d’assise di roma

Omicidio della giornalista Maria Grazia Cutuli: due afgani condannati a 24 anni

  • – di Redazione online
Una immagine d'archivio del 18 novembre 2001 che mostra che mostra Maria Grazia Cutuli (S) a Jalabad, Afghanistan, nel presunto covo di Osama Bin Laden bombardato dagli americani. Ansa
Una immagine d'archivio del 18 novembre 2001 che mostra che mostra Maria Grazia Cutuli (S) a Jalabad, Afghanistan, nel presunto covo di Osama Bin Laden bombardato dagli americani. Ansa

Per l’omicidio della giornalista Maria Grazia Cutuli, inviata in Afghanistan per il Corriere della Sera, sono stati condannati a 24 anni due afgani, Mamur e Zar Jan, entrambi di etnia Pashtun. La decisione è stata presa dai giudici della prima sezione della Corte d’Assise di Roma.

La parte civile: un delitto politico
«È stato un delitto politico e orribile. Avere una sentenza in Italia non restituisce Maria Grazia alla famiglia, ma è di conforto per i parenti perché almeno sanno che lo Stato c’è e ha fatto il suo dovere». Così Caterina Malavenda, legale di Rcs (costituita parte civile) alla lettura del dispositivo della sentenza con la quale sono stati condannati in Italia i due afgani. «Ringrazio la procura e la Digos per il lavoro eccezionale che hanno fatto - ha aggiunto - La condanna in Italia conferma quella inflitta all’estero ma ha un altro valore». Mamur e Zan Jan, infatti, sono stati già condannati in Afghanistan rispettivamente a 16 e 18 anni di reclusione. In passato per la stessa vicenda è stato assolto per dubbi sull’identificazione Jan Mar, mentre prosciolti per insufficienza di prove Fedai Mohammed Taher e Jan Miwa. Un ultimo imputato, Reaza Khan, fu arrestato e processato nel 2007 a Kabul, dove fu successivamente giustiziato.

La cronista uccisa nel 2001 con altri giornalisti esteri
La cronista è stata uccisa nel 2001 in Afghanistan. La cronista trentanovenne è stata uccisa insieme ad altri tre colleghi di testate estere, nel corso di un agguato in strada, nei pressi di Kabul. La sentenza emessa dalla Corte prevede anche che gli imputati risarciscano con 250 mila euro ciascuno Rcs e i familiari della vittima. Il presidente, inoltre, ha disposto la pubblicazione per estratto della sentenza sul Corriere della Sera, Repubblica e sul Corriere di Sicilia. Per i due imputati la Procura di Roma aveva sollecitato una pena di 30 anni di carcere. «La sentenza emessa dalla prima Corte d’Assise di Roma dà valore al lavoro svolto da una giornalista che rappresentava l’Italia all’estero, portando avanti il diritto di informazione per il suo Paese», ha affermato l’avvocato Paola Tuillier, difensore di parte civile della famiglia Cutuli. «A questa sentenza -ha aggiunto - si è arrivati anche grazie all’importante lavoro svolto dalla Digos, dalla Procura di Roma, dai servizi segreti afgani e dall'ambasciata italiana a Kabul».

La difesa: ricorso in appello dopo le motivazioni
«Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza. Certo è che i profili di diritto e di fatto da approfondire sono tantissimi». È il commento dell’avvocato Valentina Bevilacqua, legale di Mamur, uno degli imputati condannati per la morte di Maria Grazia Cutuli. «Riteniamo che questa sentenza, pur rispettandola - ha aggiunto l’avvocato Bevilacqua - e, ci tengo a dirlo con forza, essendo vicino alla famiglia della giornalista, non renda giustizia». Sia il legale di Mamur, così come l’avvocato Francesco Cutrona, difensore dell’altro imputato Zar Jan figlio, hanno anticipato che ricorreranno in appello.

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