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Il grande successo dell’Andrea Chénier

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la prima della scala

Il grande successo dell’Andrea Chénier

(Afp)
(Afp)

Le prime impressioni che si possono scrivere per l’«Andrea Chénier», che ha inaugurato la stagione della Scala ieri sera, sono quelle che di solito si utilizzano nelle occasioni ben riuscite. Il protagonista, Yusif Eyvazov, pur essendo considerato da molti un tenore leggero, ha fatto la sua parte, Anna Netrebko nel ruolo di Maddalena di Coigny ha emozionato e ha saputo tenere testa al personaggio. Soprattutto, il giudizio positivo deve tenere presente che il direttore d’orchestra, Riccardo Chailly – che da oltre 35 anni conosce, dirige e studia l’«Andrea Chénier» – ha saputo restituire un’opera nel migliore dei modi, aiutato anche da un regia intelligente di Mario Martone e da scene che non hanno disturbato il canto e la musica.

D’altra parte va detto che «Andrea Chénier», che fa ritorno dopo 32 anni (ma un’opera verista non inaugurava la stagione dal 1963) nel teatro milanese, non è un’opera semplice, e non è un’opera facile. La scrittura musicale di Umberto Giordano è complessa, ha richiami romantici pur essendo un classico del verismo descrittivo e permeata di realtà. Sovente basta un accordo, una piccola variazione, per avvisare l’ascoltatore di quello che la scena sta proponendo: un mondo aristocratico che continua la sua vita e celebra i suoi riti e un’altra parte che, fuori dalla scena, prepara la rivoluzione e la ghigliottina (la quale comunque domina i quadri finali).

La prima a calpestare il tappeto rosso della Scala ieri è stata significativamente Eliana De Sabata, la figlia del direttore, il grande Victor, a cui è stata dedicata, da Chailly, la serata di apertura della stagione lirica del teatro milanese. Fu de Sabata, del resto, nel 1951, a scegliere la data di Sant’Ambrogio per la Prima che fino ad allora si era svolta il 26 dicembre. «Per me è una grande gioia, un onore e una commozione immensa» ha detto.

Il “difetto” di questa Prima, se così vogliamo chiamarlo, è stato quello delle istituzioni politiche, presenti, ma non come un’opera trasmessa in mondovisione avrebbe richiesto. «Questa sera non ci sono tanti rappresentanti ufficiali di questo Paese, ma alla fine noi facciamo l’opera per gli amanti della musica»: così il sovrintendente della Scala Alexander Pereira ha scartato la domanda sulle assenze dal palco reale delle prime cariche dello Stato. Pereira ha sottolineato che scegliere un’opera verista come «Andrea Chénier» non è stato un rischio, ma un «dovere». «È un’opera importantissima, nata alla Scala ed è un dovere della Scala riproporla, è un’opera molto milanese», ha spiegato.

Né dimentichiamoci che «Andrea Chénier» è un invito a riflettere sulla realtà, oltre che un capolavoro della lirica. È un’opera politica, con la quale ci si dovrebbe misurare e grazie alla quale approfondire le riflessioni, soprattutto in un tempo come il nostro.

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