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Dossier I Confidi si aprono ai professionisti fuori dagli Ordini

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    Dossier | N. 27 articoliTutto sul decreto fiscale 2017

    I Confidi si aprono ai professionisti fuori dagli Ordini

    Semaforo verde per i professionisti non appartenenti ad alcun ordine o collegio per l’accesso alle provvidenze dei Confidi. Lo prevede l’articolo 9 bis del Dl 148/2017 come modificato dalla legge di conversione (la n. 172/2017) che ritocca i commi 1 e 8 dell’articolo 13 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269.

    Si tratta di un provvedimento atteso e lungamente auspicato da diverse categorie professionali che ora avranno libero accesso ai benefici tipici dell’assistenza dei Confidi per tutti i finanziamenti a breve e medio-lungo termine richiesti, anche al fine di agevolarne la concessione.

    Il passaggio attraverso la garanzia collettiva dei Confidi consente anche di fruire di condizioni di vantaggio nell’applicazione dei tassi di interesse praticati e nelle spese connesse al rilascio dei finanziamenti.
    Disciplinati dal Dlgs 385/93, di fatto i Confidi offrono “garanzia” ai soggetti eroganti il finanziamento in modo da semplificare e rendere più sicura la procedura che li porta ad accordare il prestito da destinarsi alle attività economiche e produttive.

    Storicamente, tali organismi nascono su impulso delle associazioni di categoria nei comparti dell’industria, del commercio, dell’artigianato e dell’agricoltura, fondando la loro attività sui concetti di mutualità e solidarietà.

    Il rapporto fra professionisti e attività dei Confidi si disciplina normativamente già con il Dl 70/2011 che, anch’esso modificando il comma 1 dell’articolo 13 su cui si interviene anche oggi, consente ai liberi professionisti di istituire propri Confidi, emanazione di categoria, al fine di usufruire dei servizi di agevolazione per il credito. Già tale passaggio risultò una grande apertura per i professionisti che, da qual momento, ebbero la possibilità di rivolgersi ad organismi per la prestazione di garanzia, consentendo quindi ai Confidi esistenti di allargare il proprio raggio di azione.

    Inoltre, con le modifiche normative introdotte, i professionisti poterono organizzare i propri Confidi, su impulso degli Ordini o degli Collegi.

    Un ulteriore passaggio sul tema è stato attuato con la delega contenuta nella legge 13 luglio 2016, n. 150, attraverso la quale è stato ancor di più favorito l’accesso ai finanziamenti agevolati da parte dei liberi professionisti.

    Quest’ultima norma nasce su impulso dell’articolo 1, comma 821, della legge 208/2015 che, recependo un indirizzo comunitario univoco al riguardo, riconosce i liberi professionisti esercenti attività economica come soggetti del tutto equiparati alle Pmi ai fini dell’accesso ai fondi strutturali europei (Fse e Fesr).

    La riforma dei Confidi, quindi, nell’ambito del più ampio obiettivo di valorizzarne il ruolo, semplificandone gli adempimenti e riducendo i costi a loro carico, anche attraverso il rafforzamento della patrimonializzazione, favorendo la raccolta di risorse pubbliche, private e del terzo settore, individuando strumenti e modalità che rendano tali risorse esigibili, nel rispetto della normativa comunitaria attuativa degli accordi di Basilea in materia di requisiti patrimoniali delle banche e di accesso all’attività creditizia, ha puntato sullo sviluppo, nell’ambito delle finalità tipiche dei Confidi, di strumenti innovativi, forme di garanzia e servizi, finanziari e non, che rispondano alle nuove esigenze delle Pmi e dei professionisti.

    In tale contesto, la delega prevede che si favorisca un migliore accesso al credito per le Pmi e per i liberi professionisti anche attraverso la semplificazione degli adempimenti e il contenimento dei costi per gli intermediari finanziari e per i Confidi. Pertanto, l’apertura del sistema dei Confidi non solo alle categorie professionali “protette”, ma a tutti i professionisti, è da accogliersi come uno strumento concreto di attuazione dei principi sopra illustrati.

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