Economia

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    VERSO IL 2018

    L'anno della svolta (nonostante tutto): ecco come l'industria italiana ha riacceso i motori

    Nonostante tutto, nel 2017 la molla della ripresa è scattata. L'indice anticipatore dell'economia elaborato dall'Istat ha mantenuto l'intonazione positiva, toccando quota 104 punti e lasciando presagire il proseguimento della crescita del Pil. Nel 2018 verificheremo la qualità e la portata della sua traiettoria. Il declino italiano è frenato e circoscritto dalla solidità della nostra manifattura. Ancora molto è da fare. Ma la profondità di questo mutar di pelle inizia a essere percepibile attraverso le statistiche

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    Accesso al credito, migliora il quadro ma resta in affanno la piccola impresa
    di Maximilian Cellino

    Un quadro confortante, ma con qualche eccezione (significativa). Il rapporto fra le banche italiane e i propri clienti, quando si parla di erogazione del credito, non è più così problematico come appariva soltanto qualche anno fa. Parlare però di completa guarigione del sistema è forse prematuro perché esistono sì le note positive, ma persistono ancora forti differenze fra le varie categorie di debitori e anche all’interno delle stesse.

    I PRESTITI ALLE AZIENDE
    Tassi di variazione dei prestiti per le aziende vulnerabili. Var. % sui 12 mesi (Fonte: Banca d'Italia)

    Dagli impieghi ai privati provengono tuttora le note più positive, e non è certo una sorpresa sia perché in questo settore l’emorragia dei prestiti è stata meno marcata e anche perché l’elevata capacità di risparmio rende le famiglie italiane meno vulnerabili: non per niente il tasso di insolvenza riscontrato fra i privati nel nostro Paese (1,9% per il credito al consumo, 1,7% per i mutui immobiliari) è tra i più contenuti in Europa.

    Forse anche per questo nei primi nove mesi del 2017 – in base ai dati elaborati da Assofin, Crif e Prometeia – le erogazioni di credito al consumo hanno segnato una crescita del 9,4% rispetto all’anno precedente. La spinta maggiore è arrivata dai prestiti personali (+14,6%) e dai finanziamenti per l’acquisto di veicoli (+13%). A contare in questi due casi è stata anche la vivacità del mercato sottostante, che ancora manca però nel settore immobiliare e che giustifica il dato a due velocità sui mutui.

    Quando viene paragonata all’anno precedente, l’erogazione dei prestiti immobiliari ha infatti rallentato il passo nel corso del 2017. Sempre nei primi nove mesi i flussi finanziati complessivi si erano attestati a quasi 27 miliardi di euro, il 2% in meno rispetto al 2016. Il rallentamento è però dovuto al forte calo dei prodotti destinati alla sostituzione di prestiti precedenti (-33% per le «surroghe») mentre il dato «vero» sui mutui per l’acquisto della casa, legato indissolubilmente all’andamento incerto del mercato immobiliare, ha registrato un aumento del 9,3 per cento.

    Ancora più variegato il panorama per le imprese, non soltanto per il tema delle sofferenze che riduce le capacità di erogazione delle banche. «La domanda di finanziamenti esterni è molto contenuta», sottolinea la Banca d’Italia nell’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria, spiegando che «il flusso di reddito delle società non finanziarie è infatti ampio rispetto alle spese per investimento e il saldo finanziario resta positivo ed elevato».

    In altre parole, le aziende italiane sono mediamente in grado di ricorrere all’autofinanziamento e di alleggerire la dipendenza dalle banche. Il discorso vale però per la grande impresa e non per le aziende di piccola dimensione, che hanno una disponibilità di risorse finanziarie interne «più limitata». Né per le microimprese, che «mostrano un fabbisogno di fondi esterni pari a circa il 10% del valore aggiunto». Paradossalmente sono però queste ultime, le più bisognose, ad avere un rapporto più conflittuale con le banche: la fotografia scattata da Bankitalia al 30 giugno scorso indica che se l’ammontare dei prestiti alle grandi imprese definite «sane» mostra una crescita su base annua attorno al 3%, i finanziamenti per le micro imprese continuano a contrarsi a un ritmo superiore al 2 per cento. Quando poi si passa alle aziende «vulnerabili» si scopre che rispetto al triennio 2014-2016 le banche sono tornate a finanziare le grandi e le medie imprese mentre chiudono sempre più i rubinetti alle micro e alle piccole aziende: un dato incoraggiante (almeno per le prime), ma di sicuro non è ancora sufficiente.

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