Economia

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    VERSO IL 2018

    L'anno della svolta (nonostante tutto): ecco come l'industria italiana ha riacceso i motori

    Nonostante tutto, nel 2017 la molla della ripresa è scattata. L'indice anticipatore dell'economia elaborato dall'Istat ha mantenuto l'intonazione positiva, toccando quota 104 punti e lasciando presagire il proseguimento della crescita del Pil. Nel 2018 verificheremo la qualità e la portata della sua traiettoria. Il declino italiano è frenato e circoscritto dalla solidità della nostra manifattura. Ancora molto è da fare. Ma la profondità di questo mutar di pelle inizia a essere percepibile attraverso le statistiche

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    Macchinari digitali e nuovi sbocchi, così le aziende tornano a investire sul futuro
    di Marzio Bartoloni

    Innovazione e internazionalizzazione. Queste le due stelle polari che hanno spinto molte imprese a investire dopo la crisi più pesante dal dopo guerra che ha mangiato negli otto anni più bui- dal 2007 al 2014 - oltre 100 miliardi investimenti (il 30%). Gli ultimi dati dicono che il 2017 rappresenta l’anno spartiacque per molte aziende che dopo anni passati in difesa hanno scelto di espandere la propria capacità produttiva. E così gli investimenti fissi lordi - dice l’Istat - sono tornati a crescere a un ritmo sostenuto segnando un +2,8 nel 2016 e un tondo +3% quest’anno. Con il 2018 che promette un aumento ancora maggiore (+3,3%).

    IL TRAINO DEGLI INVESTIMENTI INNOVATIVI
    Investimenti fissi lordi, andamento degli ordinativi. Misure di riferimento iperammortamento, superammortamento e Nuova Sabatini (Fonte: elaborazioni Mise su stime preliminari Istat)

    A soffiare sulle vele degli investimenti - come ha ricordato sempre l’Istat nelle sue recenti previsioni 2017-2018 - sono state le migliori condizioni sul mercato del credito e il Qe di Mario Draghi, ma anche «le misure di incentivo agli investimenti privati introdotte con il piano Industria 4.0». E sì perché il 2017 è stato anche il primo anno di questo piano fatto di potenti incentivi per l’acquisto dei macchinari digitali e tradizionali (iperammortamento e superammoretamento) e del credito d’imposta sulla ricerca potenziato, oltre che di risorse in più per sfruttare i fondi della Sabatini bis che prevedono una corsia preferenziale proprio per gli investimenti di beni digitali 4.0.Un piano che ha avuto il punto di forza nelle agevolazioni fiscali automatiche (con in più il beneficio che gli effetti per la finanza pubblica sono spalmati negli anni) e che ha convinto molte aziende a innovarsi per entrare nella quarta rivoluzione industriale.

    Il primo bilancio della cabina di regìa del Governo sul piano industria 4.0 - ora ribattezzato «impresa 4.0» - stima in almeno 80 miliardi lo stock di investimenti mobilitato dagli incentivi per l’acquisto e la sostituzione di un parco macchine spesso molto datato. Con crescite anche a due cifre per l’acquisto di nuove apparecchiature digitali e non . E con la proroga degli incentivi nella legge di bilancio appena varata l’obiettivo è aggiungere altri 10 miliardi tra quest’anno e il prossimo raggiungendo quindi quota 90 miliardi per gli investimenti sotto la stella di industria 4.0.

    Ma la scommessa sul futuro non riguartda solo gli investimenti sul parco macchine. L’ultimo sondaggio congiunturale sulle imprese di Bankitalia dello scorso novembre racconta di un cambio di passo importante: le imprese segnalano infatti un cambio di strategia per il prossimo triennio 2018-2020. Se nei tre anni precedenti il 40% delle imprese «ha svolto principalmente investimenti di sostituzione lasciando invariata la propria capacità produttiva», nei prossimi tre anni - avverte ancora Banca d’Italia -le imprese che faranno questa scelta saranno meno del 30%, «mentre circa il 60% indirizzerà i propri investimenti principalmente all’espansione della capacità produttiva o all’apertura a nuovi mercati». Il vento è dunque cambiato e ora investire per crescere è il nuovo mantra per la maggior parte delle nostre aziende.

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