Economia

2/5 Lavoro

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    VERSO IL 2018

    L'anno della svolta (nonostante tutto): ecco come l'industria italiana ha riacceso i motori

    Nonostante tutto, nel 2017 la molla della ripresa è scattata. L'indice anticipatore dell'economia elaborato dall'Istat ha mantenuto l'intonazione positiva, toccando quota 104 punti e lasciando presagire il proseguimento della crescita del Pil. Nel 2018 verificheremo la qualità e la portata della sua traiettoria. Il declino italiano è frenato e circoscritto dalla solidità della nostra manifattura. Ancora molto è da fare. Ma la profondità di questo mutar di pelle inizia a essere percepibile attraverso le statistiche

    2/5 Lavoro

    Occupati in crescita ma sempre più contratti a termine.
    In calo le partite Iva

    di Giorgio Pogliotti

    Nel 2017 è proseguita la dinamica positiva per l’occupazione, ad ottobre si è tornati sui livelli pre crisi, anche se nel corso dei mesi ad aumentare sono stati soprattutto gli occupati a termine, mentre per i posti di lavoro permanenti a partire dal secondo semestre dell’anno si assiste ad una frenata. Continua la flessione degli indipendenti, più penalizzati dalla crisi, ma anche perchè il Jobs act ha introdotto una stretta sulle false partite Iva e collaborazioni.

    IL BALZO DEI CONTRATTI A TERMINE
    Occupati a ottobre 2017. Valori assoluti in migliaia e var.% annua (Fonte: Istat)

    Quest’anno da giugno si è superata stabilmente la soglia ”psicologica” dei 23 milioni di occupati, il tasso di occupazione al 58,1% di ottobre - ultimo mese rilevato dall’Istat - segna un miglioramento rispetto al 57,6% di gennaio, e ci porta ben sopra il minimo raggiunto durante la crisi (55,3% a settembre 2013), anche se è ancora inferiore al picco positivo di occupati di luglio 2007 (58,9%). Ma come si distribuisce l’occupazione? Gli occupati permanenti sfiorano i 15 milioni e sono 39mila in più rispetto ad ottobre del 2016, mentre i contratti a termine sono 347mila in più e si attestano a 2,8 milioni e gli indipendenti sono 140mila in meno, toccando quota 5,3 milioni. L’occupazione negli ultimi mesi è trainata dai contratti a termine.

    Ma allargando lo sguardo all’Europa, osserviamo che l’Italia continua ad avere un numero esiguo di occupati. Nella Ue-28 la media di occupati nel 2016 era al 71,1 % (tra il 70 e il 79% Regno Unito, Francia e Germania). A penalizzare l’Italia è il forte divario di genere: per gli uomini il tasso di occupazione è al 67,3% per le donne al 49%, che pur rappresentando il dato più alto dall’inizio delle rilevazioni Istat, è tra i tassi più bassi Nella Ue (le occupate superano il 60%).

    L’Italia, poi, continua ad avere un alto tasso di disoccupazione: l’11,1% di ottobre, anche se è in calo rispetto all’11,8% di gennaio e ben sotto il picco negativo del 13% toccato a novembre 2014, è assai superiore rispetto al tasso pre crisi che viaggiava tra il 6 e il 6,5% e rispetto alla media Ue a 28 (7,4%). Sul dato italiano incidono due fattori. Il primo è l’elevato tasso di disoccupazione giovanile: i giovani tra i 15 e 24 anni senza lavoro sono al 34,7%, il doppio della media europea, l’Italia si colloca al terzultimo posto in Europa. Il secondo fattore, in questo caso non del tutto negativo, secondo l’Istat è riconducibile alla peculiarità dell’andamento della disoccupazione italiana rispetto ai principali Paesi europei che è «fortemente legata all’evoluzione della componente degli inattivi». In Italia la diminuzione degli inattivi (che non fanno parte delle forze lavoro perchè non cercano un’occupazione) è stata più forte. In un mercato del lavoro che funziona come dei vasi comunicanti, in Italia è cresciuto più che altrove il numero degli inattivi che si sono messi in gioco per cercare un posto di lavoro, e non trovandolo in molti casi hanno finito per aumentare il numero di disoccupati. Per l’Istat nel 2017 l’ingresso nel mercato del lavoro di persone in precedenza inattive è «significativo»: nei primi due trimestri 2017, la quota italiana di inattivi passati tra i disoccupati è stata in media del 6%, «decisamente superiore sia al valore registrato in Francia (3,6%) sia alla media italiana nel 2010 (3,7%)».

    Le aspettative? Finora il contributo maggiore alla creazione di posti di lavoro è arrivato dai servizi, ma segnali incoraggianti arrivano dalle imprese manifatturiere: migliorano i giudizi su ordini, produzione e attese sull’occupazione, con il livello di utilizzo degli impianti che continua a crescere.

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