Economia

1/5 Produzione industriale

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    VERSO IL 2018

    L'anno della svolta (nonostante tutto): ecco come l'industria italiana ha riacceso i motori

    Nonostante tutto, nel 2017 la molla della ripresa è scattata. L'indice anticipatore dell'economia elaborato dall'Istat ha mantenuto l'intonazione positiva, toccando quota 104 punti e lasciando presagire il proseguimento della crescita del Pil. Nel 2018 verificheremo la qualità e la portata della sua traiettoria. Il declino italiano è frenato e circoscritto dalla solidità della nostra manifattura. Ancora molto è da fare. Ma la profondità di questo mutar di pelle inizia a essere percepibile attraverso le statistiche

    (Reuters)
    (Reuters)

    1/5 Produzione industriale

    Sul mercato interno ripresa di consumi e manifattura con il traino «4.0»
    di Luca Orlando

    L’Italia. La novità siamo noi, un mercato interno più tonico che rende finalmente bicilindrico il motore delle imprese, fino allo scorso anno funzionante grazie alla spinta dell’export. Una ripresa del ciclo dei consumi e soprattutto degli investimenti interni che ha prodotto un primo effetto allargando lo spettro dei settori coinvolti dalla crescita. Non più solo auto, come accaduto per gran parte del 2016, ma anche meccanica e metallurgia, alimentare e macchinari, chimica e farmaceutica. La sintesi del ritrovato vigore dell’output è nel grado di utilizzo della capacità produttiva, arrivato nel terzo trimestre a sfiorare il 78% , quasi due punti in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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    Indici generali della produzione industriale: destagionalizzati, corretti per gli effetti di calendario e grezzi (base 2010=100) - Fonte: Istat

    È il risultato di uno scatto inatteso delle esportazioni (si veda altro articolo nelle pagine, ndr), a cui si aggiunge però una ripresa vigorosa in Italia: tra gennaio e ottobre il fatturato nazionale delle nostre imprese è lievitato del 4,4%, appena 12 mesi prima l’Istat registrava un calo di oltre un punto. Situazione ancora più promettente dal lato degli ordini interni, che in un anno effettuano un’escursione di quasi dieci punti: dal -3,3% del gennaio-ottobre 2016 al +6,4% registrato ora. In termini di ricavi aggiuntivi lo scatto per la manifattura vale 36 miliardi: ogni giorno 100 milioni di incassi in più rispetto allo scorso anno. Corsa ancora non sufficiente per chiudere il gap con il periodo pre-crisi (in valori correnti mancano ancora 61 miliardi), anche se l’inversione di rotta è evidente: ancora nel 2013 la nostra manifattura vendeva beni per poco più di 800 miliardi, a fine anno saranno 872. Parte del merito è della filiera meccanica, con un’accelerazione produttiva nell’area dei mezzi di trasporto, della metallurgia e dei prodotti in metallo. A cui si aggiunge una spinta progressivamente più sostenuta in arrivo dall’area vasta dei macchinari e delle attrezzature, che inizia evidentemente a scaricare a terra la massa di ordini raccolta, soprattutto in Italia. I nuovi record assoluti di produzione e consumo interno per le macchine utensili e più in generale per l’intero macro-comparto raccolto attorno a Federmacchine, testimoniano il funzionamento della cinghia di trasmissione prevista dal Governo, che proprio sul rilancio degli investimenti ha giocato le carte più pesanti in termini di risorse. Dopo un avvio d’anno non particolarmente brillante, forse anche per la necessità di digerire le novità normative (iperammortamento al 250% e Sabatini “4.0” con contributi Mise rafforzati), lo scatto in avanti in termini produttivi è evidente: +3,5% ad agosto, +3,9% a settembre, +5,7% ad ottobre. In molti casi le aziende del settore hanno una produzione saturata per quasi l’intero 2018 e questo produrrà chiaramente un effetto di trascinamento positivo sulla produzione anche per il prossimo anno, oltre ad alimentare, come sta accadendo, un ampio indotto di lavorazioni meccaniche e componentistica. Risultato: l’output globale dell’industria lievita in media del 2,9%, il dato migliore dal lontano 2010. Tutto bene? Il confronto con l’Europa ci dice chiaramente che non è così. Nell’indice di produzione la distanza dell’Italia dalla media continentale è di oltre 12 punti (97,3 noi, 109,9 per la Ue a 28), addirittura ampliata nell’ultimo anno nonostante la nostra accelerazione.Direzione giusta, dunque. Ma fermarsi ora sarebbe un guaio.

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