Italia

Il 37% dei fondi destinati dall’Italia ai Paesi meno sviluppati…

  • Abbonati
  • Accedi
SOTTO LA LENTE DI OPENPOLIS

Il 37% dei fondi destinati dall’Italia ai Paesi meno sviluppati spesi per accogliere i rifugiati

Secondo l'associazione Openpolis il 37% dell'aiuto pubblico allo sviluppo italiano è costituito da risorse che non finanziano progetti di cooperazione in senso stretto, come i costi dei rifugiati (Ansa)
Secondo l'associazione Openpolis il 37% dell'aiuto pubblico allo sviluppo italiano è costituito da risorse che non finanziano progetti di cooperazione in senso stretto, come i costi dei rifugiati (Ansa)

A determinare l’aumento dei fondi destinati dall’Italia all’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps)sono principalmente le spese sostenute per l’accoglienza dei rifugiati nel paese donatore. È quanto mette in evidenza l’associazione Openpolis, che nell’ultimo report mette sotto la lente il settore della cooperazione. Per dirla con un numero, il 37% dell’Aps totale italiano è “aiuto gonfiato”, cioè costituito da risorse che non finanziano progetti di cooperazione in senso stretto. Risultato: le risorse per la cooperazione allo sviluppo di aree e paesi poveri raggiungono sempre meno l’obiettivo e sono in buona parte spesi “in casa”. Più risorse da una parte, meno dall’altra: questo è il meccanismo.

Nel 2016 aumento delle risorse destinate ai rifugiati di oltre il 63%
Nel 2016 - sottolinea Openpolis - l’Italia ha messo a disposizione quasi 4 miliardi e 476 milioni di euro per finanziare progetti di cooperazione allo sviluppo. In tutto ciò, il dato che colpisce è che l’impegno per la voce rifugiati è aumentato del 63,4% solo nel 2016, passando dai 960 milioni di euro del 2015 a 1 miliardo e 570 milioni del 2016. Nel 2015 costituiva il 24,3% dell’Aps totale, per arrivare al 35% nel 2016. Se si sottrae la spesa per i rifugiati al totale - rileva il report -, si evidenzia una diminuzione del 3,7% dell’Aps. Insomma, più risorse da investire nell’accoglienza ai rifugiati, meno ai paesi più poveri.

La spesa a livello mondiale è pari a 154 miliardi
La tendenza, in realtà, non si manifesta solo in Italia, anche se l’Italia non fa eccezione. Nel 2016 il volume dell’Aps mondiale ha superato 154 miliardi di euro, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Le politiche di cooperazione pubblica allo sviluppo sono coordinate dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, al cui interno opera un comitato di 30 paesi donatori, i cosiddetti paesi Dac (dall’acronimo inglese donor assistance committee).

... ma poco arriva ai paesi bisognosi
La domanda però è: ma quanto dell’aiuto va realmente ai paesi più poveri? Nonostante l’impegno internazionale di aumentare nel tempo la quota di Aps destinata ai cosiddetti paesi Ldcs (che sta per: “Least developped countries”, ovvero “Paesi meno sviluppati”), negli ultimi anni si registra la diminuzione di questi fondi. In particolare i paesi Ue del comitato Dac passano da 9,7 miliardi di euro del 2011 a 8,5 miliardi nel 2016 erogati per i paesi Ldcs. Negli stessi anni i fondi dei paesi Ue non allocati geograficamente – voce di bilancio composta in gran parte dai costi per l’accoglienza dei rifugiati nel paese donatore – passano da 9,2 miliardi di euro del 2011 a 20,8 miliardi di euro nel 2016 (si tratta di dati Ocse alla fonte in dollari e convertiti in euro con tassi di cambio annuale ocse, e si riferiscono ai pagamenti a prezzi correnti). Un andamento simile a quello registrato per le risorse italiane: dal 2011 al 2016 i fondi per i paesi Ldcs diminuiscono del 71%.

Più soldi ma rimangono nei paesi donatori
Dunque - conclude il report - da un lato si registra una crescita esponenziale di soldi che rimangono nei paesi donatori, dall’altro si manca l’obiettivo ufficiale di aumentare le risorse che raggiungono i paesi meno sviluppati: nel 2016 sul totale dei fondi messi a disposizione dai paesi del Dac solo il 17% ha raggiunto i cosiddetti paesi Ldcs. Per commisurarne l’entità in rapporto alla ricchezza nazionale basti pensare che l’Italia nel 2016 ha destinato ai paesi Ldcs con il canale bilaterale lo 0,03% del proprio reddito nazionale lordo.

Openpolis: solo formalmente siamo sulla strada giusta
Di qui, la conclusione di Openpolis: formalmente siamo sulla strada giusta. L’Italia aumenta i fondi destinati all’aiuto pubblico allo sviluppo, come da accordi internazionali. «L’obiettivo di arrivare a destinare all’aiuto pubblico allo sviluppo lo 0,30% del proprio reddito nazionale lordo entro il 2020 - si legge nel report - è ormai a portata di mano, stando allo 0,27% già raggiunto nel 2016. Tuttavia negli ultimi anni una quota crescente è stata spesa nei paesi donatori per l’accoglienza dei rifugiati, gonfiando a livello solo contabile i fondi della cooperazione, ma di fatto sottraendo risorse a progetti e attività a favore dello sviluppo nei paesi più poveri».

© Riproduzione riservata