Italia

Varvelli (Ispi): l’Italia invia più militari in Niger ma…

  • Abbonati
  • Accedi
MISSIONI INTERNAZIONALI

Varvelli (Ispi): l’Italia invia più militari in Niger ma la Libia rimane la priorità

Nel 2018 l’Italia invierà 470 militari in Niger e 400 in Libia (Ansa)
Nel 2018 l’Italia invierà 470 militari in Niger e 400 in Libia (Ansa)

470 militari italiani in Niger, 400 in Libia. Messo così, il confronto tra due delle missioni che il Governo sosterrà nel 2018 pende, almeno sotto il profilo dell’entità delle forze in campo, dalla parte del paese del Sahel. Intervenuto nel pomeriggio in audizione davanti alle commissioni riunite Difesa ed Esteri di Senato e Camera, il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha spiegato che «il Sahel è una regione di preminente valore strategico per l’Italia».

Varvelli (Ispi): la priorità è sempre la stabilizzazione della Libia
La domanda a questo punto viene naturale: per l’Italia il Niger è più importante della Libia? Secondo il ricercatore dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) Arturo Varvelli la risposta è negativa. La stabilizzazione della Libia è ancora la priorità della politica estera italiana. Allora perché, a conti fatti, dispieghiamo più soldati in Niger? «Il Sahel conta - spiega - ma ha un ruolo in quanto canale di passaggio dei migranti diretti in Libia. L’impiego dei militari in Niger punta a rendere più gestibile la situazione nel paese del Nord Africa».

Intervenire in Niger per contenere i migranti diretti in Libia
Insomma, Niger e Libia sono le due facce della stessa medaglia. «Allo stato attuale - ricorda il ricercatore - non è possibile collocare truppe nel Sud della Libia, quella che confina con il Niger. È un’area profondamente insicura, che versa in una situazione di anarchia, ed è preda di diverse fazioni». Insomma, l’impiego di militari italiani in Niger è un escamotage, un modo indiretto per garantire un controllo sul traffico di esseri umani nel Sud della Libia, evitando di mettere gli scarponi in quel territorio che, avverte Varvelli, «è sicuramente più insicuro e pericoloso del Niger». Se infatti a Niamey, capitale del Niger, c’è un governo che, per quanto debole, può fare da interlocutore, in quell’area della Libia lo stesso punto di riferimento, ad oggi, manca.

Tra italiani e francesi cooperazione: a Parigi la leadership dell’operazione
Non c’è il rischio che la regìa delle operazioni militari cada troppo nelle mani dei francesi? «No, non credo - risponde Varvelli -. È vero, è scontato che non sarà l’Italia ad avere la leadership dell’operazione che prenderà corpo nel Sahel. Ma se, come vedo, tra Macron e Gentiloni c’è un intento politico forte di collaborare per un interesse comune, ovvero il contenimento dei flussi migratori, i vantaggi alla fine saranno per entrambi».

© Riproduzione riservata