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Bce chiede il «massimo sforzo» sugli Npl

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Bce chiede il «massimo sforzo» sugli Npl

Uno scambio di opinioni «molto costruttivo e utile» sui principali temi di interesse del mondo bancario: dall’addendum alle strategia di Vigilanza per la gestione delle sofferenze, ai modelli interni, gli esami Srep e i prossimi stress test 2018. Al termine dell’incontro pomeridiano della presidente del Supervisory Board del Ssm, Danièle Nouy, con gli esponenti delle banche significant italiane, Bankitalia ha sintetizzato in una breve nota i termini di un confronto che rientra nella prassi della Vigilanza europea.

Di fatto però non si sono viste le auspicate aperture da parte della vigilanza Bce in un incontro dai contenuti che fonti bancarie hanno definito «essenzialmente tecnici», durato un’ora e mezzo e nel corso del quale non sono stati fatti numeri né date indicazioni precise a singoli istituti, ma che è servito per ribadire un concetto: lo sforzo per la riduzione degli Npl che appesantiscono i bilanci bancari italiani deve andare avanti. Sul percorso intrapreso dal sistema bancario per ridurre il peso degli Npl e degli altri crediti deteriorati i giudizi sono stati positivi, ma il problema resta - è stato osservato - e bisogna fare il massimo sforzo per migliorare ulteriormente la qualità degli attivi.

L’incontro della Nouy è stato dapprima con il vertice della Vigilanza della Banca d’Italia e successivamente con i banchieri, accompagnati dal direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, e dal past president Maurizio Sella. Al summit ha partecipato anche il vice direttore generale Bankitalia, Fabio Panetta. Presenti il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, l’amministratore delegato di UniCredit, Jean Pierre Mustier, oltre ad Alessandro Vandelli (Bper) e Victor Massiah (Ubi) e, tra le banche significant i vertici operativi di Iccrea, Popolare di Sondrio, Banco Bpm e Mediobanca, il numero uno del Monte dei Paschi, Marco Morelli, e Fabrizio Saccomanni, consigliere e prossimo presidente di UniCredit.

«Accelerare la riduzione dello stock di deteriorati è una priorità strategica al di là del metodo seguito», aveva del resto precisato Messina all’uscita del comitato esecutivo Abi che si è tenuto la mattina e in attesa di partecipare al vertice con Nouy. Sempre sul tema della riduzione delle sofferenze, Messina aveva sottolineato che esiste «anche una questione di gradualità e tempistica sulla quale ognuno fa le sue valutazioni, e c’è anche un aspetto rilevante legato al contorno giuridico su come recuperare i crediti, che non riguarda però le banche e sul quale è necessario che lavori il governo».

L’attesa resta comunque tutta puntata sui chiarimenti in merito all’addendum, che per lo stesso Messina rappresenta «uno stimolo ai Paesi a porre le premesse per accelerare i tempi di recupero». L’impressione è che le nuove regole saranno in effetti applicate sui flussi futuri di crediti che diventano sofferenze, e non sugli stock, ma in attesa del pronunciamento atteso nelle prossime settimane il tema non è stato affrontato esplicitamente nel corso del vertice.

Il capitolo Npl resta naturalmente il punto chiave per tutta la comunità finanziaria e anche per gli analisti di S&P Global Ratings, che ieri a Milano hanno presentato l’outlook 2018. Lo scenario per le banche italiane è in miglioramento, ma il nodo sofferenze continua a catturare l’attenzione e a condizionare le attese per il futuro: «Prevediamo una riduzione dello stock di esposizioni deteriorate dall’attuale 17% del totale dei crediti alla clientela al 13% da qui ai prossimi due anni, grazie soprattutto a cessioni di sofferenze nell’ordine dei 70-80 miliardi di euro», ha spiegato Mirko Sanna, Director Financial Institutions di S&P Global Ratings.

Una fetta rilevante di queste operazioni potrebbe concentrarsi già nel 2018, secondo quanto rileva l’osservatorio Market Watch Npl di Banca Ifis diffuso anch’esso ieri: sarebbe infatti di circa 57 miliardi di euro il valore dei pacchetti che potranno essere ceduti quest’anno, 26 miliardi dei quali sono già in fase di negoziazione con 16,8 miliardi circa relativi ai crediti delle ex Venete che confluiranno nella Sga. Il sistema bancario italiano non è però certo rimasto a guardare nel corso del 2017, anno in cui secondo Banca Ifis le transazioni di Npl sono state pari a 72,2 miliardi. Per liberarsi dal peso delle sofferenze le banche cedenti hanno ricevuto in cambio 13 miliardi, cioè un prezzo medio del 18% ben distante dai valori a cui quei crediti erano iscritti a bilancio: la questione, in fondo, resta tutta lì.

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