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Pierre Gattaz (Medef): «Lavoro, formazione,…

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intervista a Pierre Gattaz

Pierre Gattaz (Medef): «Lavoro, formazione, fisco: Macron ha ridato fiducia alle imprese»

Vincenzo Bocci e Pierre Gattaz (Ansa)
Vincenzo Bocci e Pierre Gattaz (Ansa)

La Francia è tornata ad essere un’isola di stabilità europea. Parola di Pierre Gattaz, presidente del Medef, che in quest’intervista al Sole 24 Ore spiega i primi effetti delle riforme già applicate dal presidente Emmanuel Macron dopo la vittoria del maggio scorso. «La fiducia tra gli imprenditori francesi è ai massimi degli ultimi dieci anni, dai tempi della crisi del 2007 e 2008 - anche se va detto che questo impulso riformista coincide con una congiuntura internazionale particolarmente favorevole».

Corenza presidenziale
Insomma, per il numero uno degli industriali francesi è un buon momento, anzi ottimo. «Il presidente Macron è stato coerente. Aveva annunciato tre capitoli di riforme importanti in campagna elettorale, le ha spiegate, in parte le ha attuate e le sta attuando, con grande rapidità». Gattaz individua tre blocchi. Il primo riguarda la semplificazione del codice del lavoro; il secondo la riforma della fiscalità, in particolare sulla tassazione dei capitali; infine il blocco che comprende formazione, apprendistato e riforma del fondo di disoccupazione.

Spazio alla flessibilità
«Grazie alla scelta di procedere per decreto, è stato molto veloce - dice Gattaz - e ora abbiamo finalmente elementi di flessibilità nel mercato del lavoro che prima non esistevano. Adesso le aziende con meno di 50 dipendenti non devono per forza ricorrere al sindacato per raggiungere un accordo salariale: potranno negoziare direttamente con i dipendenti». Una differenza abissale rispetto alle regole precedenti, dove il tetto precedente era di 10 dipendenti. «Prima, da 50 dipendenti in su - continua il presidente del Medef - un’azienda doveva avere al suo interno quattro diversi organismi di rappresentanza: il comitato d’impresa, il comitato d’igiene e sicurezza; i delegati del personale e i delegati sindacali. Ora le prime tre istanze sono state fuse in un’unica rappresentanza denominata consiglio sociale ed economico d’impresa. È stata una razionalizzazione molto importante».

L’altro aspetto decisivo della liberalizzazione del mercato del lavoro riguarda le cause intentate dai dipendenti presso i tribunali del lavoro in caso di un licenziamento ritenuto ingiusto. Il vecchio ordinamento non prevedeva limiti massimi alle indennità e, come sottolinea Pierre Gattaz, «molte aziende, soprattutto piccole, sono andate gambe all’aria dopo aver corrisposto indennità anche di molti anni imposte dal giudice». Adesso i tetti sono di due tipi: per chi ha fino a 10 anni di anzianità una mensilità all’anno; per chi ha fino a 30 anni di anzianità, mezza mensilità per ogni anno fino a un tetto di 20 mensilità complessive.

Stop alla patrimoniale
Con questa riforma, e quella relativa al fisco, Macron si è guadagnato da alcuni media francesi il nomignolo di presidente dei ricchi: «Non è così - replica Gattaz - è un pragmatico che ha capito che sono le imprese a mandare avanti l’economia, le imprese ad assumere e a creare occupazione. Destra e sinistra qui non c’entrano. C’entra solo il buon senso. Tutto, poi, è stato fatto grazie a un intenso dialogo con le parti sociali».
Sul piano della tassazione la grande novità di Macron è stata l’abolizione, di fatto, della patrimoniale, l’Isf, «che per 35 anni è stata un tabù nel nostro Paese», mentre sui capital gain è stata introdotta una flat tax. Siamo comunque solo all’inizio della stagione riformista, che dovrà proseguire, secondo il patron del Medef, con maggiori sforzi sul fronte della riduzione della spesa pubblica che, «al 57% del Pil è decisamente ancora troppo alta».
Ma Pierre Gattaz non vuole che si sottovaluti la portata politica di quanto è accaduto e sta accadendo in Francia. Questo «essere tornati» è ancora più importante nel momento in cui si affrontano le incognite di Brexit - «un vero schiaffo all’Europa» - le intemperanze di Trump e le inquietudini che circondano la formazione di un nuovo governo in Germania dopo le elezioni inconcludenti di settembre.

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