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Corridoi umanitari, a Fiumicino 30 profughi siriani dal Libano

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Corridoi umanitari, a Fiumicino 30 profughi siriani dal Libano

Sono arrivati stamattina a Fiumicino da Beirut 30 profughi siriani con i cosiddetti corridoi umanitari. Si tratta del primo gruppo del contingente di 1.000 previsto dal nuovo accordo firmato lo scorso novembre tra la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche d'Italia e il governo italiano. Tra di loro ci sono nuclei familiari con minori, alcuni dei quali necessitano di cure urgenti ospedaliere che in Libano non erano assicurate. L’obiettivo dei corridoi umanitari è evitare i viaggi con i barconi nel Mediterraneo, che hanno già provocato un numero altissimo di morti, implementando canali di ingresso legali in Italia per persone che hanno diritto a forme di protezione internazionale. A dare oggi il benvenuto ai profughi siriani, il viceministro degli Esteri Mario Giro, il presidente della Comunità di Sant'Egidio Marco Impagliazzo, il presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia Luca Maria Negro, e rappresentanti del ministero dell'Interno.

La dislocazione sul territorio
«Una famiglia andrà a Trento altri tre nuclei resteranno a Roma» racconta Daniela Pompei (responsabile dei servizi ai migranti della Comunità di Sant'Egidio) che spiega come i profughi, una volta in Italia presentano la domanda di asilo e «sono accolti per un anno in strutture o appartamenti, a spese delle associazioni coinvolte nel progetto, che curano anche la fase dell'integrazione, con corsi di lingua italiana e corsi di formazione». Le verifiche sono svolte in Libano per far sì che giungano in Italia persone con i requisiti della protezione umanitaria.

Il primo accordo con il Libano a fine 2015
Grazie al primo accordo siglato il 15 dicembre 2015 alla Farnesina, sono già arrivati in sicurezza e legalmente in Italia dal Libano 1.000 profughi (in gran parte famiglie siriane in condizioni di vulnerabilità), con un progetto interamente autofinanziato.

Il protocollo con l’Etiopia
Oltre al rinnovato protocollo con il Libano è stato firmato lo scorso anno un protocollo con l'Etiopia, che vede questa volta coinvolte la Comunità di Sant'Egidio affiancata da Conferenza episcopale italiana (Cei), Caritas e Migrantes. Ad essere ospitati saranno 500 profughi somali, sudanesi ed eritrei che vivono in Etiopia. Il primo gruppo di 25 persone è arrivato a fine novembre. A fine febbraio è atteso un secondo gruppo di un centinaio di profughi.

Come funzionano i corridoi
I corridoi umanitari sono finanziati totalmente dalle associazioni che li hanno promossi. Le associazioni inviano sul posto dei volontari, che prendono contatti diretti con i profughi nei paesi interessati dal progetto, predispongono una lista di potenziali beneficiari da trasmettere alle autorità locali e alle autorità consolari italiane, che dopo il controllo da parte del Ministero dell’Interno, rilasciano dei visti umanitari con “Validità Territoriale Limitata”, validi dunque solo per l’Italia. Una volta in Italia le persone coinvolte presentano la domanda di asilo.

Gli aspetti positivi dei corridoi umanitari sono a monte, compresi i viaggi sicuri, ma anche a valle: perché questi rifugiati quando arrivano in Italia sono accolti per un anno in strutture o appartamenti, a spese delle associazioni coinvolte nel progetto, che curano anche la fase dell'integrazione, con corsi di lingua italiana e corsi di formazione. Nella maggioranza dei casi si tratta di interi nuclei familiari. I bambini frequentano la scuola. I genitori imparano la lingua italiana e cercano un lavoro. L'obiettivo è rendere queste persone autonome al più presto.


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