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A Sondrio l’indice di criminalità economica più alto della…

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Relazione antimafia 2017 del Comune di Milano

A Sondrio l’indice di criminalità economica più alto della Lombardia

(Marka)
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Il maggior indice di criminalità economica è nella provincia lombarda che non ti aspetti: Sondrio. La sorpresa è però direttamente proporzionale alla velocità con la quale l'illegalità infiltra ormai l'imprenditoria del nord. Così, se la provincia di Milano non fa più notizia e se neanche quelle di Brescia, Como, Varese e Monza – che seguono a ruota Sondrio – sollevano più di tanto l'interesse alla luce di una influenza conclamata di cosche e clan, a sorprendere è anche Mantova.

In realtà è l'intera lettura in filigrana della Relazione 2017 della Commissione antimafia del Comune di Milano – appena presentata dal sindaco Giuseppe Sala – a destare interesse. I dati di Sondrio, però, colpiscono più di altri. Su 111 imprese del campione analizzato 20 (vale a dire il 18%) risultano inquinate. I loro amministratori nel periodo 2006/2013 si sono infatti macchiati, a vario titolo, di reati tipici della criminalità organizzata: contraffazione ed esportazione di valuta, falsa fatturazione, riciclaggio, ricettazione, illecito smaltimento dei rifiuti, reati contro l'amministrazione della giustizia, traffico di droga, corruzione, appropriazione indebita e via di questo passo.

Imprese tainted (nere), non tainted (grigie) e “pulite” (bianche) distinte in relazione alla provincia in cui hanno sede legale
Fonte: Relazione 2017 Comitato antimafia Comune di Milano

Se l'analisi si sposta sulle imprese che hanno amministratori segnalati per reati non tipici del crimine organizzato (truffa, appropriazione indebita, reati fiscali, sociali o fallimentari) il risultato non cambia: sono 48, vale a dire il 43,2% del campione analizzato nella ricerca “Vale la pena di avere i Soprano a bordo? - Inquinamento della governance societaria e crimine organizzato: il caso Italia” svolta con il Centro Baffi Carefin dai professori Pietro Bianchi, Antonio Marra, Donato Masciandaro, Nicola Pecchiari e che fa parte integrante della relazione.

I dati vengono letti nell'ottica più corretta dal professor Pecchiari. «Il risultato non sorprende – spiega al sole24ore.com – perché la provincia di Milano, e il suo capoluogo in particolar modo, rappresentano un mare magnum che rende altamente improbabile la possibilità di verifiche. Quando si hanno, come nel caso delle provincie più piccole, forze di polizia investigative più vicine al territorio e alle sue dinamiche socioeconomiche, con un numero minore di società, ecco che diventa più facile il controllo ed emergono, di conseguenza, queste dinamiche nascoste ma purtroppo vive e sempre più dannose».

In altre parole, l'area metropolitana milanese (passando per il Lodigiano e la Brianza) non teme paragoni di criminalità economica ma, dato che in questa provincia e nel suo capoluogo i risultati di investigazioni e indagini affogano spesso in un oceano sconfinato, ecco che le piccole province spiccano di luce propria e indesiderata.

Il discorso non fa una piega ma sapere che, oltre a Milano, Brescia o Lodi, oramai anche Cremona, Sondrio o Pavia girano sulla ruota dell'economia criminale, non mitiga certo l'allarme sociale. Anzi, ne dovrebbe rafforzare gli anticorpi, anche perché al primo posto tra le imprese più facilmente infiltrabili c'è, neppure a dirlo, il settore edilizio.

La mobilità criminale
Così come dovrebbe far alzare il livello di guardia sapere che la mobilità criminale è un dato di fatto che, come spiega ancora Pecchiari, «crea problemi anche investigativi». I luoghi di commissione di un reato tipico della criminalità organizzata, evidenziano infatti che solo il 55,1% è stato segnalato in Lombardia, portando dunque alla luce una mobilità significativa, sotto il profilo dell'attività illecita, con specifico riferimento alle regioni Emilia-Romagna (6,3%), Lazio (5,6%), Piemonte e Liguria (4,7%).

Per le imprese con sede legale nella provincia di Milano, gli amministratori risultano segnalati per reati commessi in Lombardia solo nel 49,3% dei casi, evidenziando ancora una volta l'attrattività di questa provincia rispetto a soggetti che operano anche in altre regioni.

Per quanto concerne i reati segnalati in Lombardia, le imprese con sede nella provincia di Milano includono amministratori con reati “tipici” la cui attività illecita è stata segnalata in tale provincia solo nel 59,4% dei casi; mentre risultano segnalati nella provincia di Milano anche circa un quinto (21,4%) degli illeciti riconducibili ad amministratori con reati “tipici” di imprese con sede nelle altre province lombarde.

Risultati complessivi
Il risultato complessivo della relazione 2017 della Commissione antimafia (anticipato sul Sole-24 Ore del 10 ottobre 2017) evidenza che il 9% delle imprese lombarde ha amministratori che sono stati segnalati per reati tipici della criminalità organizzata. Il 7% delle imprese evidenzia reati tipici della criminalità organizzata per soggetti che non sono amministratori (sindaci, soci e manager) e un ulteriore 22% evidenzia reati diversi da quelli tipici della criminalità organizzata, commessi da vari soggetti societari (amministratori, sindaci, manager, soci). Il 62% non include alcun individuo segnalato (amministratori, sindaci, manager e soci). Il 38% del campione – 16.382 società lombarde per un totale di 18.332 osservazioni per il periodo 2006/2013 – svela dunque la presenza di soggetti per cui sono stati segnalati reati.

Effetto contagio
La conclusione della ricerca non trascina all'ottimismo. Nonostante sia noto che alcuni amministratori segnalati per reati “tipici” escano dalle imprese, le posizioni complessive di amministratore “inquinati” nelle imprese del campione aumentano: da 586 posizioni nel 2006 si è passato a 1.004 posizioni nel 2013.

Ciò evidenzia, si legge nella relazione, «non solo una scarsa capacità da parte delle imprese di “ripulire” la propria governance (non vi è infatti un trend decrescente) ma addirittura di un possibile effetto di contagio all'interno della governance medesima». In altri termini: se all'interno di un consiglio di amministrazione un soggetto ha un profilo criminale storico, prima o poi è lecito attendersi che altri amministratori risulteranno segnalati per reati “tipici”. Anche se l'analisi è stata focalizzata sugli amministratori segnalati per reati “tipici”, il rischio di contagio tra gli amministratori per comportamenti illeciti caratteristici della criminalità organizzata appare essere endemico. «Ne consegue – conclude la relazione – che ritardi nell'attività di contrasto al compimento di reati tipici producono un effetto di contagio crescente assolutamente significativo».

r.galullo@ilsole24ore.com

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