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Dalla platea: «Servono regole stabili»

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Dalla platea: «Servono regole stabili»

Roma

Essere trattati con più rispetto dalla politica, alla luce del ruolo sociale svolto dalla professione. Basta con la «instabilità legislativa» e le norme in continuo mutamento che rende quasi impossibile la loro applicazione. E, infine, un appello ai partiti: non considerare più la categoria come «fiancheggiatrice» degli evasori fiscali. I dottori commercialisti di tutta Italia sono giunti ieri in massa a Roma per seguire gli Stati generali della professione. Hanno ascoltato con attenzione tutti gli interventi sul palco, dai vertici del proprio Consiglio nazionale fino ai leader dei principali partiti. Consapevoli che ci si trova alla vigilia di importanti elezioni politiche, hanno fatto sentire la loro presenza avendo in mente con chiarezza quali siano i nodi della professione e le richieste da portare ai futuri governanti.

«Siamo alla vigilia della tornata elettorale, sentiamo tante belle parole da parte dei politici. Speriamo che nel futuro prendano a cuore la nostra categoria, anche alla luce della funzione sociale che svolgiamo», commenta Giuseppe Crescitelli, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti di Torre Annunziata. «Spesso – prosegue – siamo visti da chi ci governa come dei disturbatori. Ma noi siamo i paladini della lotta all’evasione fiscale: è grazie al nostro lavoro se il governo riesce a incassare le tasse e le imposte. La stragrande maggioranza dei professionisti dà ogni giorno consigli ai propri clienti per pagare il giusto».

Sul tema caldo della fatturazione elettronica, c’è chi ne vede le difficoltà applicative. Altri invece provano a sottolinearne le opportunità sul tema della semplificazione, come Rita Forte, consigliera dell’Ordine dei commercialisti di Siracusa: «La professione – spiega – è in grado di evolvere, speriamo di poter tornare alla nostra funzione di consulenti, mentre adesso rischiamo di diventare degli “impiegati” dell’agenzia delle Entrate». Alfonso Mario Massaro, consigliere dell’Ordine di Torre Annunziata, sottolinea le problematicità del nuovo strumento: «Con la fatturazione elettronica lo Stato punta ad acquisire dubito tutti i dati, come se non si fidasse del contribuente e non ci fosse più la presunzione di innocenza. Ma una misura del genere va bene solo per giri d’affari di una certa importanza, non per le piccole attività».

Un tema, questo, che si lega a quello della semplificazione. «Dai politici ci aspettiamo chiarezza e norme fiscali più semplici che aiutino le imprese», dice Athos Lazzari, consigliere dell’Ordine di Pesaro Urbino. «Solo se le imprese sono messe in condizione di lavorare si crea occupazione. Noi non siamo fiancheggiatori degli evasori – conclude – ma la lotta contro chi froda il fisco deve sempre esser fatta con criteri che salvaguardino i diritti dei contribuenti».

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