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Il green bond per la Terra dei fuochi arriva in campagna elettorale

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obbligazioni e ambiente

Il green bond per la Terra dei fuochi arriva in campagna elettorale

(Ansa)
(Ansa)

Il green bond per la Terra dei fuochi diventa argomento di campagna elettorale. L’utilizzo di questo strumento finanziario per bonificare le aree inquinate fra Napoli e Caserta è stata rilanciato ieri da Antonio Falcone, candidato alla Camera nel collegio uninominale di Acerra-Pomigliano per il Pd e il centrosinistra. È lo stesso collegio in cui sono candidati il leader di M5S, Luigi Di Maio e Vittorio Sgarbi per Forza Italia. «Da troppi anni la questione della bonifica e di una riqualificazione vera del territorio di Acerra, Pomigliano e Marigliano attende di essere affrontata in maniera seria», ha dichiarato Falcone. Da qui la proposta «dell’emissione di un green bond per bonificare le aree inquinate della Campania. I green bond servono per finanziare progetti ambientali e sono ormai uno strumento noto e consolidato sul mercato. Vengono usati in tutta Europa e qualche giorno fa se ne è discusso anche nel Parlamento europeo».

La proposta
Il green bond per la Terra dei fuochi è una proposta avanzata un anno fa dal blog

del Sole24Ore «Benvenuti al Sud» ed è stata presentata poi in maniera più strutturata a Milano nell’ambito del Salone Csr organizzato l’ottobre scorso all’università Bocconi (qui). L’obbligazione verde è uno strumento finanziario che ha conosciuto un vero e proprio boom: secondo l’accreditato sito Climate Bonds Initiative, i green bond hanno toccato quota 156 miliardi di dollari nel 2017 e quest’anno viene stimata una cifra intorno ai 250 miliardi di dollari. A emetterlo sono le aziende ma anche gli Stati (Polonia e Francia le prime in Europa) o enti locali (tanti i municipal bond negli Usa e in Canada). L’idea era appunto che la Regione Campania o lo Stato italiano emettessero un green bond per bonificare la Terra dei fuochi. La proposta inoltre prevede la costruzione di un Istituto di ricerca specializzato nelle malattie oncologiche dei bambini e un’area tax free (anche solo per un periodo limitato) che consenta l’insediamento di startup specializzate nei settori farmacologico e biotech.

I principi dei green bond

A differenza dei tradizionali titoli di Stato, un eventuale BTp green (o bond regionale) dovrà vincolare l’utilizzo dei fondi raccolti agli scopi per cui è stato emesso: è quanto prevedono i Green Bond Principles stabiliti dall’Icma; l’associazione internazionale dei mercati dei capitali ha stabilito gli standard che sono rispettati da gran parte degli investitori istituzionali nel mondo. Oltre al vincolo

dell’utilizzo, viene poi richiesto che il denaro raccolto con l’emissione venga «segregato» in una posta del bilancio statale (o regionale). È un aspetto contabile importante tanto che la Polonia, per emettere un titolo di Stato Green da 700 milioni di euro, ha dovuto emanare una legge ad hoc. Infine c’è bisogno della secondo opinion di un consulente indipendente che certifichi la sostenibilità del piano. Quindi se il progetto da finanziare non è sostenibile, viene bocciato dall’advisor e gli investitori non arrivano.

L’ambiente entra in campagna elettorale?
Dell’obbligazione verde per la Terra dei fuochi, come già ricordato, si è parlato anche nel Parlamento europeo la scorsa settimana durante l’annual report della Bei, la Banca europea degli investimenti che nel 2007 ha emesso il primo green bond. Il tema ambientale entra dunque in campagna elettorale e proprio nella zona di Acerra, in provincia di Napoli. Chissà se le forze politiche in campo proporrano altre soluzioni per le bonifiche di quelle aree campane.

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