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Dossier Arval offre servizi aggiuntivi ai dipendenti dei suoi clienti

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    Dossier | N. 18 articoliAuto business & flotte commerciali

    Arval offre servizi aggiuntivi ai dipendenti dei suoi clienti

    Il senso forte delle innovazioni che arrivano sul mercato prendendo il corpo e la forma di prodotti e servizi. È questa l’impressione che si ricava quando coinvolti in una conferenza internazionale di Arval. Come quella, recente, di Parigi, dove sono state presentate importanti novità, a coronamento dell’anno appena passato, che il gruppo ha chiuso con oltre 1,1 milioni di veicoli gestiti. «Il 2017 è stato un altro anno di successi – ha detto Philippe Bismut, chairman e Ceo -. Le novità che introduciamo oggi ci consentono di mettere soluzioni di mobilità sostenibile e facile a disposizione dei dipendenti dei nostri clienti e dei privati in generale».

    Arval For me è una piattaforma digitale che combina i servizi di assistenza post-vendita per l’auto (riparazioni di meccanica e carrozzeria, pneumatici e vetri) insieme a servizi di mobilità, quali il rimorchio del veicolo e la vettura sostitutiva. In altre parole, tutti i servizi reali inclusi nel noleggio, senza necessariamente averne uno, destinati ai dipendenti di Arval e a quelli dei suoi clienti che mantengono la vettura in proprietà. Per quelli che invece volessero passare al noleggio, c’è Arval For employee, che offre la possibilità di acquisire un’auto a noleggio, a titolo personale e beneficiando di condizioni privilegiate, pagando ad Arval oppure con una trattenuta in busta paga. E quando il dipendente andrà in pensione, potrà tenere l’auto, in noleggio o acquistandola. Arval Car sharing, invece, offre la possibilità, ancora ai dipendenti delle aziende clienti, di utilizzare un veicolo riservato per pochi minuti o fino a qualche giorno. Arval Italia, guidata dal Ceo Gregoire Chové, è la subsidiary promotrice del servizio, che già nei primi mesi ha raccolto ordini per alcune migliaia di veicoli, da parte di un numero limitato di aziende. C’è da scommettere che quando tutti i clienti saranno stati coinvolti, i numeri saranno importanti. Tuttavia il car sharing è un business in perdita. «Ci aspettiamo di guadagnarci non come business isolato – spiega Bismut al Sole 24 Ore – ma come aggiunta a quello esistente. Grazie alle sinergie con i nostri sistemi, potremo gestire meglio la flotta e magari aumentarla, visto che parliamo di un segmento di clienti 10 volte più ampio. Utilizzando la nostra piattaforma digitale il costo del servizio è marginale».

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