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Diesel, la sentenza tedesca scuote l’Europa

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Diesel, la sentenza tedesca scuote l’Europa

Il «giorno nero» del diesel. L’ennesimo colpo a un’industria già in crisi e alle politiche del Governo Merkel è arrivato ieri dalla magistratura tedesca. Con una sentenza molto attesa, il tribunale federale di Lipsia ha stabilito che i piani per la qualità dell’aria devono essere attuati a livello locale. Al fine di garantire il rispetto dei limiti alle emissioni di ossidi di azoto, le città possono quindi introdurre divieti di circolazione alle auto diesel anche in mancanza di modifiche alla normativa quadro federale. Una normativa che Angela Merkel non ha voluto adeguare, “ferma” ai divieti per le Euro 3.  

A Lipsia la parola definitiva

La suprema corte amministrativa della Germania ha così aperto la strada a un effetto domino nelle città tedesche che mette a rischio un parco di 15 milioni di auto di “vecchia” generazione - esclusi dai possibili divieti sono soltanto le Euro 6 - e potrebbe riguardare circa cinquanta città dove le emissioni risultano stabilmente oltre il limite. L’anno scorso erano 70 i centri urbani ad aver superato il livello di ossidi di azoto imposto dall’Unione europea fin dal 2010.

Per i magistrati di Lipsia «i divieti sono ammessi in generale e possono essere attuati in modo da evitare effetti sproporzionati. Le regole della Ue impongono alle città di introdurre tali divieti se non esistono altre misure efficaci al fine di ridurre l’inquinamento». Esattamente quanto avevano stabilito i giudici di prima istanza a Stoccarda e a Düsseldorf (e anche a Monaco) su ricorso delle associazioni ambientaliste Deutsche Umwelthilfe e ClientEarth.

Ingresso vietato ai diesel

Secondo le corti le autorità locali, spiega l’avvocato Ugo Taddei, responsabile del progetto Qualità dell’aria per ClientEarth, organizzazione di legali con base a Londra, «devono introdurre i divieti di circolazione nei centri urbani quando siano la misura più efficace». I Länder, però, avevano impugnato le sentenze sostenendo che i divieti richiesti dai giudici fossero illegittimi.

«La Corte federale - continua Taddei - ha di fatto disapplicato la normativa quadro federale e deciso che le città possono legalmente introdurre limitazioni anche drastiche. La sentenza si applicherà da subito alle auto Euro 4 e da settembre 2019 alle Euro 5».

Onda lunga per l’Europa?

Il risultato «molto importante per la Germania» potrà avere «ripercussioni in altre città europee costituendo un modello di azione per la tutela della salute dei cittadini» aggiunge l’avvocato Taddei, ricordando le 19 cause intentate in Germania e le altre azioni legali, in parte già vinte, in Gran Bretagna, Italia, Francia, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia. James Thornton, ceo di ClientEarth, sottolinea che le iniziative «si stanno diffondendo in tutta Europa e questa decisione dirompente creerà probabilmente un’onda lunga in tutti i Paesi con livelli elevati di ossidi di azoto».

La lunga marcia verso la fine del diesel, iniziata con l’esplosione dello scandalo Volkswagen, è passata da Düsseldorf (sentenza del settembre 2016), Monaco, patria di Bmw (febbraio 2017) e Stoccarda, sede di Daimler e Porsche (luglio 2017) per approdare a Lipsia proprio alla vigilia del referendum tra gli iscritti all’Spd sulla formazione di un Governo di Grande Coalizione (il risultato sarà reso noto domenica). Sembra che un punto chiave nelle trattative tra Cdu e socialdemocratici sia stato proprio la promessa di evitare a tutti i costi restrizioni all’uso dei veicoli a gasolio. E nell’accordo siglato a inizio febbraio è scritto che il Governo «vuole evitare divieti di ingresso nelle città e aumentare la qualità dell’aria».

Grana per il nuovo Governo

Da ieri il prossimo Governo, se nascerà, ha già una grossa grana da risolvere. Del resto sul punto il dibattito in Germania è sempre più caldo perché la Commissione Ue, a fine gennaio, ha convocato nove governi europei, tra i quali quello tedesco e italiano, per chiedere misure di contrasto all’inquinamento. Tra le proposte avanzate da Berlino al fine di evitare una procedura di infrazione c’è anche l’introduzione di super-filtri sulle vecchie vetture diesel. Ma simili aggiustamenti all’hardware - in grado di ridurre anche del 70% le emissioni degli standard Euro 5 - sono costosi: dai 1.400 ai 3.300 euro per auto. È polemica, però, su chi dovrebbe accollarsi i relativi oneri: i contribuenti (attraverso finanziamenti pubblici) o i produttori? 

Immatricolazioni crollate

Intanto le immatricolazioni di veicoli diesel sono in caduta libera nel Paese. Dall’inizio del Dieselgate la quota è scesa dal 50 al 33 per cento del gennaio 2018 e in tutto il Vecchio Continente la situazione non è migliore. Barclays prevede che la produzione delle vetture a gasolio in Europa potrebbe scendere dal 52% del 2015 al 27% del totale entro il 2025. Inoltre la possibilità di divieti nei centri urbani renderà quasi invendibile l’usato. Mentre l’opinione pubblica è spaccata quasi a metà, con il 43% a favore dei divieti.

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