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Dossier Intermodalità al bivio

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    Dossier | N. 18 articoliAuto business & flotte commerciali

    Intermodalità al bivio

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    Tra le soluzioni a disposizione per ridurre l’impatto ambientale della mobilità aziendale vi è un maggior ricorso all’uso intermodale dei mezzi di trasporto, con l’obiettivo principale di alternare all’uso dell’auto, dove possibile, quello di altri mezzi di trasporto più verdi. Questa pratica, definita intermodalità, prevede che si possano usare, per compiere un tragitto, diversi mezzi di trasporto: l’auto, ad esempio, fino ad un certo punto, e poi il treno o la bici o il tram.

    In Italia, come risulta dal Rapporto sulla mobilità in Italia redatto dall’Isfort (Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti), la quota di spostamenti intermodali sul totale di quelli motorizzati registrati nel 2016 è stata del 5,4%, in aumento rispetto al 4,5% del 2015 (nel 2004 era pari al 2,3%). La quota maggiore si registra nella mobilità extraurbana e in particolare nelle città con oltre 250mila abitanti. La tipologia prevalente della mobilità di scambio combina mezzi pubblici e privati: 3 spostamenti intermodali su 4 hanno questa caratteristica, in crescita costante. Uno su 5, invece, combina tra loro solo mezzi pubblici e il restante marginale 5% solo mezzi privati. Da sottolineare che nello scambio pubblico-privato è soprattutto il passeggero dell’auto (non il conducente) a salire sul mezzo pubblico.

    L’intermodalità è però a un bivio: o decolla o si arena definitivamente. Servirebbero politiche di sviluppo, anche private. Molto può fare, ad esempio, la mobilità aziendale. Le aziende, infatti, possono favorire questo tipo di mobilità prevedendo incentivi per chi la pratica (non serve molto: basta un semplice rimborso dell’abbonamento dell’autobus o del treno, anche parziale) o istituendo parcheggi di scambio in cui i lavoratori possono lasciare la propria auto comodamente e cambiare mezzo di trasporto passando da un mezzo privato ad uno collettivo. Per le aziende che vogliono favorire l’uso delle bici da parte dei propri dipendenti, i mezzi per incentivare questa pratica non mancano: si va dall’adesione ai servizi di bike sharing presenti nella città in cui c’è una sede aziendale, all’adozione di un servizio di bike sharing aziendale (che può prevedere, oltre che l’assegnazione di una bici, anche la presenza di un addetto per la manutenzione negli orari in cui i lavoratori sono operativi) o ancora l’impianto di un parcheggio per le bici in posizione privilegiata, con stalli per il bike sharing e punti di ricarica per quelle elettriche.

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