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Il flop delle «leggi dei cittadini»: in venti anni solo 5 al…

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Le proposte di iniziativa popolare

Il flop delle «leggi dei cittadini»: in venti anni solo 5 al traguardo

Un’aula più aperta ai cittadini «valorizzando gli istituiti di democrazia diretta previsti dalla costituzione. Per esempio attraverso la previsione di tempi certi per l’esame delle proposte di legge di iniziativa popolare». L’auspicio del neopresidente della Camera Roberto Fico nel suo discorso di insediamento è solo uno degli ultimi appelli lanciati affinché le leggi di iniziativa popolare non restino dimenticate nei cassetti delle commissioni parlamentari. Un destino che ha contrassegnato più della metà delle proposte presentate nella seconda repubblica: dal 1996 a oggi 156 testi più della metà (88) non ha neanche iniziato l’iter e solo 5 sono diventati legge.

Il flop delle leggi scritte dai cittadini
L’istituto delle leggi di iniziativa popolare è previsto dall’articolo 71 della Costituzione, che indica le firme necessarie da raccogliere (almeno 50mila) da parte dei cittadini per depositare un testo alle Camere. Ma una volta arrivate in Parlamento non solo appena lo 0,5% riesce a tagliare il traguardo dell’approvazione, ma più della metà neppure inizia ad essere discussa.

LEGGI POPOLARI AL PALO
Ddl complessvi e di iniziativa popolare presentati e diventati legge nelle ultime cinque legislature

Passo avanti al Senato
Un problema che si era tentato di risolvere con la riforma costituzionale, poi bocciata il 4 dicembre 2016, che innalzava il numero di sottoscrizioni necessarie per la presentazione ma allo stesso tempo delegava i regolamenti di Camera e Senato a prevedere tempi certi per la discussione. Un passo avanti in questo senso è stato fatto alla fine della scorsa legislatura con la riforma del regolamento di Palazzo Madama: le commissioni devono iniziare l’esame entro un mese dall’assegnazione, poi hanno tre mesi di tempo per concludere la discussione. Se il termine non viene rispettato il disegno di legge viene iscritto d’ufficio nel calendario dell’Aula. Ora, anche a seguito dell’impegno preso da Fico, toccherà alla Camera adeguarsi.

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Dal finanziamento ai partiti ai trapianti
Le leggi di iniziativa popolare giunte al traguardo si contano sulla dita di una mano. L’ultima ad aver visto la luce, nella scorsa legislatura, è stata la riforma del codice antimafia. Mentre la proposta di modifica della legge elettorale è stata poi riassorbita nel testo che ha dato vita all’Italicum (poi bocciato in parte dalla Consulta e definitivamente archiviato dal nuovo Rosatellum). Nel 2012, invece, ha tagliato il traguardo la legge che ha dato il via libera alla delega per riformare il finanziamento pubblico ai partiti. Tra il 1996 e il 2001, infine, disco verde per due leggi popolari: una con la disciplina sulle locazioni e un’altra con le nuove regole sui trapianti di organi.

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