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Nel Lazio arrivano i primi 15 tutori per i minori stranieri non accompagnati

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Nel Lazio arrivano i primi 15 tutori per i minori stranieri non accompagnati

Il suo viaggio per arrivare in Italia è durato due anni. A. è una ragazza somala di 17 anni, uno scricciolo di 44 chili, partita nel 2015 in Somalia da una macroregione autonoma del Puntland. La famiglia ha venduto la casa per farla scappare, per liberarla dalla fame, dagli scontri tra gruppi armati, dal caos politico e dai conflitti. Ma il suo viaggio della speranza si è interrotto dopo poco. È stata catturata da trafficanti e dopo varie vicissitudini è finita in un campo di detenzione in Libia. Due anni di fronte a mille orrori prima di essere liberata dal personale Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite che si dedica ai rifugiati. Da lì è arrivata in Italia a metà febbraio con un corridoio umanitario. Il suo volo è atterrato a Pratica di Mare. Era insieme ad altri ragazze e ragazze che negli occhi avevano solo il dolore di una vita difficile e la fatica di un lungo viaggio. E quell’aeroporto per loro ha rappresentato il primo alito di libertà.

Il primo drappello di tutori
A. è nel gruppo dei 15 fra ragazze e ragazzi che sono stati affidati al primo drappello di tutori di minori che hanno appena giurato in questi giorni presso il Tribunale dei minorenni di Roma. I primi che, grazie alla legge Zampa, la 47 del 2017, hanno risposto al bando regionale, hanno frequentato il corso di formazione e si sono iscritti nel registro dei tribunale come tutori. Sono i primi minori non accompagnati che saranno equiparati in tutto e per tutto ai bambini italiani ed europei. I primi per i quali ci sarà un percorso di integrazione, di istruzione e di avviamento al lavoro già tracciato. Un lavoro sociale che questi tutori svolgono completamente gratis. Il Lazio è stato capofila: il primo a proporre il bando al quale hanno aderito 800 aspiranti tutori, il primo a varare i corsi, a promuovere i primi 400 tutori. Di questi circa il 70% si sono già iscriti all’albo previsto dalla legge.

Un nuovo percorso di accoglienza
«Stiamo tracciando un percorso», sottolinea Sandra Abbondandolo, una delle prime tutrici chiamata a firmare in tribunale. «Abbiamo fatto un giuramento di fedeltà e diligenza, un impegno costante, una garanzia di presenza lì dove c'è solo assenza», racconta. Impegnata in politica nelle file grilline, ospita da anni nell’ambito del progetto Bielorussia-Italia bambini di Černobyl per le vacanze. La persona di cui si sta occupando lei è ancora frastornata dal viaggio. C’è tutto un iter che il tutore deve seguire con il ragazzo o la ragazza che gli viene affidata: visite mediche, presentazione della documentazione per il permesso di soggiorno e per il riconoscimento dello status di rifugiati. Tanta burocrazia da smaltire. Si parte dall’inserimento immediato in corsi di alfabetizzazione. «Il nostro è un ruolo di genitore sociale - spiega Sandra Abbondandolo - che non ha il peso di un genitore, ma rappresenta un porto sicuro. Dobbiamo cercare di capire le loro inclinazioni, accompagnarli in un percorso di inserimento sociale e lavorativo. Stiamo tracciando per primi un percorso che ancora è alle prime curve. E ci saranno tante salite da affrontare insieme».

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Il garante Marzetti: servono i decreti attuativi
«Il Lazio si è mosso subito - spiega l’avvocato Jacopo Marzetti, garante dell’infanzia del Lazio - e ha previsto selezione e formazione già per 400 tutori». Dopo un corso di 30 ore possono essere iscritti nell’elenco dei tutori presso il Tribunale dei minori di Roma. «Questa è l’unica risposta politica al tema dell’immigrazione. I ragazzi sono accompagnati in un percorso che offre tutela giurudica e integrazione sociale, istruzione e avviamento al lavoro». Istruzione in primis, spiega, ma anche sport. E fra i ragazzi molti hanno capacità atletiche non indifferenti. Cosa manca? «Servono i decreti attuativi - spiega Marzetti - per stabilire un percorso di massima integrazione e garantire permessi lavorativi , assicurazione e un rimborso spese ai tutori. O una esenzione per le spese che si trovano ad affrontare. Deve rimanere un servizio da prestare a titolo gratuito, ma senza rimetterci».

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