Italia

M5S, a Ivrea si parla di futuro ma lo sguardo è al presente. E al…

  • Abbonati
  • Accedi
evento sum#2

M5S, a Ivrea si parla di futuro ma lo sguardo è al presente. E al governo

Ivrea, un anno dopo. Il luogo è lo stesso: l'Officina H della ex sede Olivetti. Il modello pure: una sorta di "Ted", con 22 relatori che si alternano dal palco. Anche i temi sono gli stessi: innovazione, lavoro, tecnologia, medicina, cultura. Tutto ruota intorno al futuro, alla capacità di intercettare gli scenari, tanto cara a Gianroberto Casaleggio. Ma il clima è completamente cambiato. Come il Movimento Cinque Stelle.

Si parla di futuro, ma è il presente a dominare la scena. E i parlamentari, che lo scorso anno si aggiravano disorientati dagli esordi ancora timidi della metamorfosi "governista", oggi soltanto per forma non salgono sul palco. Così è quel che avviene "a margine" a raccontare il cambiamento. I i rigidi controlli di sicurezza all'entrata. L'alt intimato all'ingresso al giornalista "sgradito": Jacopo Iacoboni della Stampa. La folla di telecamere e cronisti che si assembla intorno a Davide Casaleggio, al mattino, e poi a Luigi Di Maio, alle due. La domanda ripetuta come un ritornello a tutti, dalla vicepresidente del Senato Paola Taverna al neodeputato Vincenzo Spadafora: «Lega o Pd? Con chi si farà il governo?».
Nessuno scioglie l'enigma.

Vitalizi, promessi entro aprile 76 milioni di tagli

Men che meno Di Maio, che invita ad aspettare "le evoluzioni" negli altri schieramenti tenendo ancora accesi entrambi i forni e ribadendo la proposta di scrivere insieme un contratto di governo. «È il fattore tempo che sarà determinante», afferma Roberta Lombardi. Già, il tempo: l'assemblea Pd del 21 aprile, le elezioni in Friuli e in Molise, le incognite sulla coalizione di centrodestra e sui rapporti tra Salvini e Berlusconi.

Ma a Ivrea tira aria di governo. Il più teso e stanco è Di Maio. Gli altri, come Alfonso Bonafede, tradiscono l'entusiasmo di chi si sente il vincitore del voto del 4 marzo e guarda dritto a Palazzo Chigi. Con Casaleggio junior che evoca il modello estone di piattaforma digitale. Rousseau? «Credo sia il governo a doversi occupare degli italiani con strumenti di partecipazione democratica molto più importanti».

Le tracce del Movimento di piazza sono poche. La platea - imprenditori, pensionati, qualche studente - che si scalda quando il filosofo Diego Fusaro si scaglia contro la denazionalizzazione in tutti i campi, incluso quello del lavoro. O quando chiama direttamente in causa il Pd per aver fatto "macelleria sociale" con il Jobs Act e la Buona Scuola. O ancora quando il sociologo Diego De Masi difende i suoi pallini: la riduzione dell'orario di lavoro e il reddito di cittadinanza. Il cavallo di battaglia un po' appannato dal nuovo approccio ultrapragmatico sul quale, a kermesse in corso, Beppe Grillo torna postando sui social un suo vecchio video. Nostalgia del Movimento che fu.

© Riproduzione riservata