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Quella costellazione di cosche che ruota intorno ai Mancuso di Limbadi

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l’autobomba nel vibonese

Quella costellazione di cosche che ruota intorno ai Mancuso di Limbadi

Foto Ansa
Foto Ansa

Vibo Valentia è una polveriera e non sembri irrispettoso per le vittime dell'autobomba, piazzata nel bagagliaio dell'auto, che a Limbadi ha colpito padre e figlio. Solo chi non conosce la provincia di Vibo Valentia che, come dice anche l'ultima relazione della Direzione investigativa antimafia (Dia), è investita da una «costellazione di cosche che ruota attorno alla famiglia dei Mancuso», può restare sorpreso dalla violenza del gesto. Un gesto “eccellente” con tipiche modalità 'ndranghetiste.

Prendiamo in analisi le ultime 24/36 ore, al netto dell'episodio mortale che ha colpito la famiglia Vinci. Ignoti (in Calabria gli autori di gesti codardi restano quasi sempre ignoti) hanno danneggiato il monumento che a Soriano Calabro ricorda l'omicidio di Filippo Ceravolo, il 19enne che nel 2012 fu ucciso per errore in un agguato. I responsabili si sono accaniti contro la stele staccando la foto del giovane. Il monumento era stato inaugurato nel 2015 su iniziativa dell'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Francesco Bartone. Martino Ceravolo, padre di Filippo, ha espresso «profonda rabbia per l'accaduto.

Hanno voluto offendere la memoria di Filippo, ma il suo ricordo resterà per sempre vivo nelle persone perbene. Ne ho anche parlato con don Luigi Ciotti, che mi ha espresso la sua vicinanza. Mi auguro vivamente che vengano identificati al più presto quanti hanno voluto accanirsi ancora contro un ragazzo che non c'entrava nulla con la barbarie mafiosa».

Andiamo avanti. Sette persone, tra le quali due donne, sono state fermate dagli uomini della Squadra mobile di Vibo Valentia e del Commissariato di Serra San Bruno, con il supporto del Servizio centrale operativo di Roma e del Reparto prevenzione crimine di Vibo Valentia, in esecuzione di un decreto di fermo, emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro (competente per la provincia di Vibo).

Le indagini sono scaturite dal tentato omicidio di due fratelli, uno dei quali minore e affetto da sindrome di down e hanno fatto luce su una faida all'interno della quale emerge la figura di due donne, sorelle di un uomo ucciso nel giugno dello scorso anno in un agguato a Sorianello. Le due donne, secondo gli inquirenti avrebbero aizzato la “faida”, occupandosi anche di nascondere le armi da utilizzare, e in un caso anche inducendo anche la loro anziana madre ad occultare una pistola nella biancheria intima per sfuggire ad eventuali controlli delle forze dell'ordine.

Non è un caso che, proprio poche ore fa, Nicola Gratteri, capo della Procura di Catanzaro e della locale Dda abbia gioito per il fatto che la Procura si è rafforzata su Vibo con tre sostituti procuratori, con il coordinamento di Giovanni Bombardieri, indicato dal Csm come futuro capo della Procura di Reggio Calabria. Anche la Questura di Vibo si è rafforzata: sette nuovi ispettori alla Squadra mobile di Vibo.

«Non è solo un fatto di numeri – ha spiegato Gratteri – ma è un fatto di idea, di bisogno, di considerazione che la Squadra mobile di Vibo deve avere per contrastare questo tipo di ‘ndrangheta che abbiamo a Vibo Valentia, che è una ‘ndrangheta di serie A come quella che abbiamo nel Crotonese. Questo è un risultato di un lavoro durato mesi. È stato necessario intervenire con urgenza perché si stava preparando un altro omicidio e noi non ci potevamo permettere che avvenisse un ulteriore fatto di sangue nella provincia di Vibo Valentia, perché dobbiamo cominciare a riprenderci con più determinazione e con più forza, con maggiore vigore, il territorio dell'intera provincia di Vibo. Vedo un certo nervosismo e un certo dinamismo da parte di locali di ‘ndrangheta e ‘ndrine e questo ci preoccupa ma allo stesso tempo ci obbliga a stare più attenti. Quindi ritengo, complessivamente, di poter essere un filo ottimista su questa provincia».

L'ottimismo di Gratteri, obbligato per il suo ruolo di Servitore dello Stato, lascia il posto al suo stesso realismo, secondo il quale la ‘ndrangheta di recente, da queste parti, è più nervosa. L'epicentro è sempre Limbadi, che ieri ha assistito all'attentato e che, attraverso i Mancuso che qui imperano, vanta solide alleanze con le cosche di Reggio Calabria e con quelle della Piana di Gioia Tauro. Secondo lo studio “Rischio riciclaggio in Europa” condotto da Transcrime dell'Università Cattolica di Milano il 29 maggio 2017, le province a più alto rischio riciclaggio di denaro sporco sono tutte al sud e dopo Reggio Calabria c'è proprio Vibo Valentia. Seguono Catanzaro, Crotone – in Calabria – e poi Napoli, Caserta, Palermo, Trapani. Uno studio dell'anno precedente, sempre di Transcrime, aveva sottolineato che nella provincia di Vibo la maggior parte di aziende confiscate nel periodo 1983/2012 si concentra nel commercio; le altre nei trasporti, costruzioni e attività estrattive. In questo ultimo settore il rapporto tra aziende confiscate negli ultimi 30 anni e quelle registrate alla Camera di commercio è superiore al 30%, il più alto in Italia.

Se Mancuso domina, le altre famiglie gli ruotano intorno. E sono tante. Sempre secondo l'ultima relazione della Dia, relativa al primo semestre 2017, ci sono i Lo Bianco e, nella zona marina, Mantino-Tripodi. Poi ancora Petrolo, Patania, Bonavota (tra Maierato, Stefanaconi e Sant'Onofrio). Da Briatico a Tropea sono operative le famiglie Accorinti e La Rosa mentre nei comuni di Pizzo e Francavilla Angitola c'è la famiglia Fiumara. Nella zona delle Serre (Soriano, Sorianello e Gerocarne) ci sono i clan Loielo in verosimile contrapposizione agli Emanuele che sono alleati con i Ciconte e con gli Idà. Su Filadelfia si segnala la cosca Anello-Frugaci mentre a Serra San Bruno c'è la famiglia Vallelonga, detta “viperari”, che si espande tra le province di Vibo, Catanzaro e Reggio Calabria fino a Guardavalle (Catanzaro). Proprio qui impera la cosiddetta “faida dei boschi”.

r.galullo@ilsole24ore.com

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