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Consip: «Falsi per arrestare Tiziano Renzi». I pm di Roma…

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L’inchiesta

Consip: «Falsi per arrestare Tiziano Renzi». I pm di Roma ricorrono in Cassazione contro Scafarto

«Orrori» trasformati dal Tribunale del Riesame in «errori». Lo ritiene la Procura della Repubblica di Roma nel ricorso alla Corte di Cassazione, con cui si chiede di confermare l’interdizione per il maggiore dei carabinieri Gianpaolo Scafarto, indagato con l’accusa di aver manipolato l’informativa dell’inchiesta Consip col presunto scopo - ritengono il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi - di incastrare Tiziano Renzi - il padre dell’ex premier - già indagato di traffico di influenze illecite. Si tratta di uno degli ultimi capitoli dell’indagine dai contorni politici ancora tutti da chiarire.

La posizione del maggiore Scafarto
Ma andiamo per gradi. Il maggiore Scafarto è l’investigatore che ha coordinato il primo gruppo di carabinieri che stava lavorando sul caso Consip, quando il procedimento era in corso di istruzione alla Procura di Napoli (pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano). Stando al procuratore aggiunto Ielo e al sostituto Palazzi, Scafarto aveva compiuto presunte manipolazioni dell’informativa conclusiva col presunto intento di dimostrare i rapporti illeciti tra l’imprenditore Alfredo Romeo e Tiziano Renzi. Scafarto - in un procedimento connesso - è anche accusato di aver passato informazioni del procedimento Consip al vice direttore del Fatto Quotidiano Marco Lillo, accusato di rivelazione del segreto d’ufficio.

«Espropriare l’autorità giudiziaria delle indagini»
Secondo la Procura c’è un dato di rilievo: Scafarto intendeva celare il reale andamento delle indagini all’autorità giudiziari, così da poter essere libero di manipolare i documenti. Nel ricorso della Procura, infatti, si legge che i giudici del Riesame non hanno colto «l’evidenza del dato probatorio, costituito dalla circostanza che tutti (i falsi nelle informative, ndr) erano oggettivamente volti a espropriare l’autorità giudiziaria inquirente del potere-dovere di direzione delle indagini e di valutazione, completa e non inquinata, di tutti gli elementi di fatto posti a fondamento dell’accusa. Ed è indubitabile che tale oggettiva direzione costituisca un primo, significativo, indizio della sussistenza della volontà colpevole».

Errori solo sul capitolo relativo a Tiziano Renzi e servizi segreti
I magistrati di Roma aggiungono che «se un ufficiale di polizia giudiziaria è impreciso e raffazzonato, le patologie connesse a tale assenza di professionalità dovrebbero riverberarsi in tutte le direzioni. Nel caso di specie così non è, circostanza che assume un autonoma valenza indiziaria». Stando alle indagini, infatti, Scafarto avrebbe compiuti i falsi esclusivamente nelle parti relative a Tiziano Renzi e in un capitolo dedicato a un presunto ruolo dei servizi segreti.

I falsi finalizzati ad arrestare il padre dell’ex premier
L’ipotesi della Procura di Roma è che Scafarto avesse creato «un assunto» accusatorio «falso finalizzato ad arrestare Tiziano Renzi». Un particolare che per i pm trova conferma in una serie di errori e omissioni che compie Scafarto negli atti, anche con riferimento alle dichiarazioni rilasciate da Alfredo Mazzei, il quale riferisce di un incontro tra Tiziano Renzi e Alfredo Romeo. Aspetto che sarebbe stato raccontato da quest’ultimo che, tuttavia, «né prima né dopo - dicono i pm - ha mai confermato la circostanza».

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