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Carceri, riforma in stand by: detenuti ancora oltre la capienza

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Carceri, riforma in stand by: detenuti ancora oltre la capienza

Il sasso lo ha lanciato Roberto Fico dopo il richiamo del garante dei detenuti. È stato il presidente della Camera, conquistando l’apprezzamento di buona parte del Pd (dal ministro della Giustizia Orlando, a quello per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro, al capogruppo dem alla Camera Delrio) che ha chiesto in Conferenza dei capigruppo a Montecitorio di rivalutare la possibilità di inserire il decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario (che amplia il ricorso alle misure alternative alla detenzione) tra le materie di esame della Commissione speciale. Senza aspettare perciò la formazione del nuovo governo e della futura commissione Giustizia.

Carceri oltre la capienza regolamentare
La richiesta di una rapida approvazione del decreto, che dà la possibilità di accedere alle misure alternative al carcere anche a chi ha un residuo di pena fino a quattro anni (escludendo però ogni automatismo, perché la valutazione è rimessa sempre al magistrato di sorveglianza), non può prescindere dai numeri. In base alle statistiche del ministero della Giustizia, a fine marzo i detenuti nelle carceri italiane erano 58.223, a fronte di una capienza di 50.613 posti. Particolarmente significativo il caso di Poggioreale, solo per fare un esempio, con 2.223 detenuti e una capienza di 1.659.

Lo scontro politico
Ma l’assenza del provvedimento in Commissione speciale ha un motivo politico, vista la contrarietà di Lega e M5s, che all’indomani dell’approvazione del testo da parte del Cdm lo scorso 16 marzo (in secondo esame preliminare), avevano tuonato contro il decreto («salva-ladri» per Matteo Salvini e «affronto inaccettabile» per Alfonso Bonafede, candidato Guardasigilli M5S e fedelissimo di Di Maio).

Dieci giorni per il parere della Commissione
Dal momento dell’assegnazione del decreto, la commissione competente ha dieci giorni di tempo per esprimere il parere (non vincolante). Poi sta al governo decidere se approvarlo o meno in via definitiva. «È necessario fare presto non solo perché la delega scade il 3 agosto - spiega Susanna Marietti, coordinatrice nazionale dell’associazione Antigone - ma anche perché se si procedesse subito all’incardinamento del decreto in commissione speciale, il governo Gentiloni avrebbe in teoria ancora tempo approvarlo in via definitiva. Mentre in caso di futuro governo formato da forze politiche ostili al testo, come la Lega, dopo il parere della commissione giustizia il decreto potrebbe non vedrebbe mai più la luce».

Dal Csm appello al Parlamento: approvi la riforma
Il fronte pro riforma è ampio. E vede insieme toghe e avvocati. Dal Csm è partito un appello al Parlamento. «Rispettiamo le prerogative e l'autonomia delle Camere, ma credo che possiamo permetterci di rivolgere un invito rispettoso al Parlamento perchè si esprima su una riforma così importante», ha detto il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini. Richiesta analoga è stata espressa dall'Unione delle camere penali (che ha proclamato due giornate di sciopero, il 2 e il 3 maggio prossimi, contro il mancato inserimento del decreto nei lavori delle Commissioni speciali di Camera e Senato). Nonché dal Garante per i diritti dei detenuti Mauro Palma (che a proposito dello stop della Camera ha parlato di «manovra ostruzionistica»).

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La riforma dell’ordinamento penitenziario
Quello in questione è un decreto legislativo in attuazione della legge delega sulla riforma della giustizia penale (legge 23 giugno 2017, n. 103). Tra gli obiettivi dichiarati « quello di diminuire il sovraffollamento nelle carceri - si legge nel comunicato del consiglio dei ministri del 16 marzo - sia assegnando formalmente la priorità del sistema penitenziario italiano alle misure alternative al carcere», sia potenziando il reinserimento sociale del detenuto «per arginare il fenomeno della recidiva».

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