Economia

Dossier «È fondamentale garantire la qualità delle prestazioni»

  • Abbonati
  • Accedi
    Dossier | N. 31 articoliFocus - Il nuovo lavoro

    «È fondamentale garantire la qualità delle prestazioni»

    Alessandro Ramazza (Imagoeconomica)
    Alessandro Ramazza (Imagoeconomica)

    «Troppo spesso si mascherano per appalti forniture di lavoro in somministrazione: il risultato è che a fronte di un costo previsionale ridotto in capo alla Pa gli effetti negativi sono molteplici e i danni superano di gran lunga i vantaggi. In questo contesto, chiederemmo allo Stato prima di tutto di rispettare le leggi che si è dato». Non usa giri di parole il presidente di Assolavoro, Alessandro Ramazza, per condannare un fenomeno che ha assunto dimensioni allarmanti. La sua associazione riunisce le Agenzie per il lavoro che producono l’85% del fatturato nazionale legato alla somministrazione.

    Presidente, la recente sentenza del Consiglio di Stato ha fatto emergere un tema, quello degli appalti illeciti di servizi nella Pa, che per la sua associazione ha una valenza sociale prima ancora che economica. È così?

    Sì, il problema degli appalti illeciti riguarda prima di tutto la qualità delle prestazioni rese, anche se è difficile stimare i danni derivati da servizi forniti in ritardo, in maniera inadeguata, con personale non formato e demotivato.

    Sulla illegittimità della pratica, invece, non ci sono dubbi.

    Certo. Sulla somministrazione illecita di manodopera già Marco Biagi tracciò una linea netta. Ci troviamo di fronte a casi in cui la stazione appaltante ragiona in base a ore lavorate ed è chiaro che non eroga un servizio.

    Il fenomeno è circoscritto ad alcuni settori?

    Riguarda soprattutto il mondo socio-sanitario, che avrebbe bisogno di personale di rapido impiego e fa invece i conti con un deficit di organici. Le somministrazioni mascherate da appalti di servizio riguardano talvolta figure impiegatizie ma soprattutto personale di assistenza e infermieristico. È evidente, che se si trattasse di un appalto genuino il soggetto organizzatore e dirigente dovrebbe essere l’appaltatore, mentre qui le figure apicali restano altre.

    Una situazione che porta anche a risparmi illeciti. Si possono quantificare?

    Gli assunti tramite appalti non genuini sono pagati il 20-30% in meno dei dipendenti diretti, con minori diritti e garanzie. Nel caso della somministrazione, invece, il lavoratore è retribuito come il dipendente pubblico: è evidente che ci si trova di fronte anche a un fenomeno di dumping sociale.

    Quali sono i vantaggi per il lavoratore in somministrazione?

    Oltre a una busta paga più ricca, viene offerto un paracadute con il welfare, perché da un lato i nostri enti bilaterali producono servizi avanzati, dall’altro far parte di un’agenzia fa sì che la stessa sia per prima interessata a riavviare rapidamente il lavoratore presso un altro utilizzatore. Aggiungerei anche che chi viene impiegato tramite agenzia ha accesso a una formazione gratuita e finalizzata.

    Assolavoro si è detta disponibile a supportare gli enti pubblici nella corretta qualificazione del servizio a cui fare fronte.

    Lo confermo. Del resto, noi siamo dei facilitatori di lavoro e assistiamo i nostri clienti privati e pubblici non solo nel nostro interesse ma anche per l’applicazione corretta della legge, con ciò svolgendo una funzione sociale.

    In Italia qual è attualmente il peso del lavoro in somministrazione?

    Attorno all’1,8-1,9% dei lavoratori in generale. Nella Pa le persone impiegate con questo contratto non superano lo 0,3%, mentre si stima che siano circa 300mila i lavoratori coinvolti in appalti non genuini.

    © Riproduzione riservata