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Per sindaci e assessori la minaccia corre sempre più sui social network

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RAPPORTO AVVISO PUBBLICO 2017

Per sindaci e assessori la minaccia corre sempre più sui social network

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

Chi minaccia si adegua ai tempi e di conseguenza aumenta il numero degli amministratori pubblici intimiditi attraverso i social network. Erano il 3% nel 2016, sono diventati il 9% lo scorso anno.

La “piazza virtuale”, rappresentata principalmente da Facebook, è progressivamente diventata lo sfogatoio di frustrazioni, disagio e malcontento per questioni socialmente rilevanti ma anche per decisioni – talvolta banali, come la mancata chiusura delle scuole in una giornata di neve – prese dagli amministratori locali.

MINACCE E INTIMIDAZIONI AD AMMINISTRATORI LOCALI E PERSONALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

È questa una delle novità che emergono dall'annuale rapporto di Avviso Pubblico, che è stato appena presentato a Roma alla presenza di Giuseppe Pignatone, Procuratore della Repubblica di Roma e Federico Cafiero de Raho, capo della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo. «La convinzione che sui social si possa dire ciò che si vuole, che viga una sorta di impunità nella diffusione sia di parole permeate di odio sia di notizie false, nascondendosi dietro una tastiera anonima anziché confrontarsi faccia a faccia con un sindaco, un assessore o un consigliere – si legge nella relazione dell'Associazione presieduta da Roberto Montà, sindaco di Grugliasco (Torino) – si trova presumibilmente alla base dell'aumento dei casi registrati».

MINACCE E INTIMIDAZIONI - PROVINCE E COMUNI COINVOLTI

Nel 2017 Avviso Pubblico ha censito 537 atti intimidatori, di minaccia e violenza nei confronti degli amministratori: uno ogni 16 ore. Dal 2011, anno della prima edizione del rapporto in cui furono censiti 212 casi, gli atti intimidatori sono aumentati del 153 per cento.

MINACCE E INTIMIDAZIONI - DISTRIBUZIONE REGIONALE
Dati assoluti

Questo il profilo tipo dell'amministratore sotto tiro: sindaco di un Comune medio-piccolo del sud, con una popolazione fino a 50mila abitanti, al quale ignoti bruciano nottetempo l'auto parcheggiata in una via pubblica situata nei pressi dell’abitazione o nel cortile di casa. Il 13% delle intimidazioni è stato rivolto nei confronti di donne, minacciate con le stesse metodologie.

Oltre ai sindaci, ci sono, anche se a lunga distanza percentuale, i consiglieri comunali, gli assessori, i vice sindaci , i presidenti del Consiglio comunale o di commissioni insieme ai consiglieri municipali, il personale della Pubblica amministrazione, gli ex amministratori, gli amministratori regionali e infine i candidati alle elezioni amministrative.

MINACCE E INTIMIDAZIONI - PROVINCE CON IL MAGGIOR NUMERO DI CASI

Il fenomeno nel 2017 ha coinvolto per la prima volta tutte le regioni italiane, oltre a 78 province e 314 comuni. Il 69% degli atti intimidatori si concentra nel sud e nelle isole. La Campania è la regione più colpita, con 86 casi censiti (+34% rispetto al 2016). A seguire la Sicilia con 79 casi e poi Calabria e Puglia con 70 casi registrati. Quinto posto per la Sardegna, con 48 intimidazioni. Al sesto posto la Lombardia, con 28 casi, è la prima regione del centro nord, davanti a Lazio (24), Piemonte (21), Emilia-Romagna (20) e Veneto (19).

MODALITÀ DI INTIMIDAZIONE E MINACCIA
Distribuzione percentuale per principali tipologie - Anno 2017

È interessante sottolineare l'aumento costante dei casi in cui non sono le mafie o altre organizzazioni criminali a colpire, quanto piuttosto singoli cittadini o gruppi di cittadini, che si sfogano con il politico e/o il dipendente pubblico fisicamente raggiungibile. Fra queste minacce/intimidazioni non criminali – 146 in totale nel 2017, 1 caso su 4 – un terzo trae origine dal malcontento suscitato da una decisione amministrativa sgradita, un altro 23% è riferibile ad un vero e proprio disagio sociale, come la richiesta di un sussidio economico o di un posto di lavoro. L'11% si riferisce invece a casi di “violenza politica”.

TIPOLOGIA ATTI DI INTIMIDAZIONE NON DIRETTAMENTE RICONDUCIBILI ALLA CRIMINALITÀ
Dati in percentuale

Nel 21% dei casi citati, la possibilità di accogliere degli immigrati e/o una loro presenza sul territorio, percepita come eccessiva da parte della popolazione, ha creato tensioni che sono sfociate anche in intimidazioni e minacce verso gli amministratori locali.

Infine l'analisi delle tipologie di minaccia più utilizzate. A parte i social, l'incendio si conferma al primo posto, in continuità con gli anni precedenti ma con una incidenza percentuale in calo rispetto al 2016 (dal 33% al 28%). Seguono lettere, biglietti e messaggi minatori (13% dei casi), aggressioni fisiche (10,5%), danneggiamenti di strutture o mezzi (10%), minacce verbali o telefonate minatorie (9%).

r.galullo@ilsole24ore.com

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