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Dossier Investimenti poco liquidi non oltre la soglia del 10%

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    Dossier | N. 6 articoliRapporto Private banking

    Investimenti poco liquidi non oltre la soglia del 10%

    A scappare dalle tenaglie dei mercati tradizionali i gestori ci provano. L’obiettivo, naturalmente, è spuntare un rendimento maggiore dei listini. Fino a qualche anno fa, l’accesso a investimenti alternativi era un privilegio riservato a operatori istituzionali. Ora, invece, l’offerta offre diverse opportunità anche per i privati. Il momento per la diversificazione del portafoglio è dei più opportuni, dato che le Borse vengono da lunghi rialzi (Wall Street è in corsa dal 2009) e le obbligazioni hanno toccato record storici con i rendimenti schiacciati ai minimi (o addirittura negativi).

    «In un contesto di mercati dei capitali con valutazioni molto elevate, forte volatilità, incertezza politica, graduale risalita dei tassi di interesse e deleveraging dei bilanci delle maggiori banche centrali - spiega Luca Bucelli, responsabile in Italia di Tikehau Capital - gli investitori istituzionali italiani hanno aumentato l’esposizione ai private markets, cioè gli investimenti cosiddetti alternativi in private equity, private debt, real estate e infrastrutture. Queste asset class iniziano ad essere disponibili sulle piattaforme di private banking più sofisticate per individui con disponibilità ingenti (High net worth individuals)».

    L’approccio, comunque, deve essere quello di un professionista, per via della illiquidità di attività quali il debito o il capitale di aziende non quotate o l’immobiliare. Come consiglia Bucelli, è opportuno limitare l’esposizione a investimenti illiquidi al 10-15% del portafoglio. Ancora più del tipo di investimento, poi, conta la selezione del singolo titolo o dell’attività reale. «Nel debito privato - conclude Bucelli - si trovano soluzioni non troppo rischiose che rendono il 7-8%; nelle partecipazioni di capitale si arriva oltre il 15%. È vero che il contesto sarà più sfidante quando aumenteranno i tassi di interesse, ma il mio scenario è positivo e la crisi ha fatto emergere le imprese più solide». Tra gli investimenti di Tikehau figurano Bip, Savio, Dedalus, quote in centri commerciali come I Petali di Reggio Emilia e Area 12 all’interno dello Juventus Stadium di Torino.

    Anche Luca Passoni, partner di Tetragono e gestore del fondo Egi Plurima Mosaico, disponibile anche a investitori retail, ha una visione ottimistica sulla crescita globale e dell’Italia. Tuttavia, proprio per questo motivo insiste sulla disponibilità di investimenti redditizi sui mercati liquidi, senza enfatizzare l’etichetta alternativa di alcuni strumenti: «Il successo delle strategie alternative dipende dalla discrezione di chi ha esperienza e riesce a generare alfa, cioè il rendimento aggiuntivo, rispetto al beta, cioè al rischio di un titolo».

    La ricerca del rendimento di Passoni ora passa dal ribasso sui titoli di Stato e dal rialzo su una selezione di azioni di società in trasformazione e/o innovative, considerate vincenti. Per esempio, Progressive, un’assicurazione americana molto popolare nel ramo danni; Aig, l’assicurazione salvata dall’intervento pubblico durante la crisi dei mutui, che sta sfruttando il know-how di una risorsa interna per tornare al successo; Bayer, che ha comprato Monsanto a un prezzo molto vantaggioso; L’Oréal, che non incorpora nel valore le capacità strategiche dell’azienda. Passoni preferisce evitare le banche europee; nel comparto finanziario, sono i casi singoli a interessare il gestore: come Synchrony Financial, società quotata al Nyse che gestisce carte prepagate vendute nella grande distribuzione, e Anima tra le italiane. Secondo Passoni, il mercato non comprende ancora pienamente il vantaggio competitivo della società di gestione del risparmio, che non dispone di una propria rete distributiva ed è abituata ai margini inferiori a cui saranno spinti i concorrenti più strutturati in un prossimo futuro.

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