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Dossier Nei portafogli più spazio ai fondi Ucits alternativi

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    Dossier | N. 6 articoliRapporto Private banking

    Nei portafogli più spazio ai fondi Ucits alternativi

    In un quadro di rendimenti obbligazionari da anni oramai sempre più compressi, la ricerca di investimenti alternativi ai mercati tradizionali è stata una strada seguita anche dal private banking. Si tratta di strumenti che hanno anche il vantaggio di essere decorrelati. Le principali case hanno messo a punto strategie ad hoc.

    «Per un cliente internazionale tipo - spiega Anna Di Michele – responsabile prodotti e servizi Ubs Wealth management Italia - il peso di queste strategie è compreso tra il 10 e il 20% del portafoglio contemplando hedge fund, private debt, private equity e soluzioni nel campo del real estate. Nella nostra realtà specifica, nel campo delle gestioni patrimoniali, abbiamo linee di investimento con strategie esplicite alternative fino al 20%. La dimensione minima del portafoglio è di 250mila euro. Nel campo della consulenza, invece, la minore disponibilità di soluzioni Ucits ci porta a un posizionamento più prudente limitando le soluzioni alternative, specie se single manager, ad un massimo del 10 per cento. In questo caso la size minima è di 500mila euro». Tra gli addetti ai lavori, meno frequente appare il ricorso al venture capital anche per gli aspetti legati alla liquidabilità degli investimenti oltre che all’orizzonte temporale.

    Le strategie più articolate, nel campo degli investimenti alternativi, sono decisamente a favore di chi ha maggiori disponibilità finanziarie. «Nella nostra concezione - sottolinea Gianfranco Venuti, responsabile Investimenti e wealth management di Banca Aletti - serve una dote tra 3 e 5 milioni per impostare delle strategie interessanti. L’altra variabile da considerare è quella dell’orizzonte temporale: si tratta di asset solitamente meno liquidi rispetto a quelli tradizionali e serve tempo per sviluppare le potenzialità».

    Nella clientela private italiana sta trovando più spazio ultimamente il private debt, essendo il cliente ancora fortemente orientato a investire in obbligazioni. «L’esposizione al private debt - continua Venuti - avviene attraverso fondi specializzati. Spazio anche al private equity, anche se non è centrale. Ultimamente inseriamo più spesso in portafoglio anche le Spac. La quota da destinare agli investimenti alternativi dipende da molte variabili, ma per chi ha un elevata componente mobiliare liquida si può spingere fino a un 10-20% del portafoglio».

    La replica delle strategie hedge continua a essere gettonata. «Data la varietà del mondo alternativo - spiega Stefano Bestetti, director Hedge Invest Sgr - il private banking evoluto può completare le asset allocation dei propri clienti con strumenti innovativi. In termini di flussi di raccolta, partendo dagli strumenti più illiquidi, il mondo del private equity (via fondi o via club deal) sta suscitando grande interesse, mentre nel mondo alternativo più liquido, gli Ucits alternativi di tipo long/short equity e macro (discrezionali o sistematici) sono ricercati sia per i portafogli amministrati dei clienti facoltosi, ma anche dai gestori patrimoniali delle grandi realtà di wealth, che cercano in quest’area validi alleati per combattere l’aumento della volatilità e il venir meno della parte obbligazionaria che offre sempre meno a fronte di rischi maggiori».

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