Italia

Sanità digitale al palo in Italia: in fumo risparmi per 5 miliardi

  • Abbonati
  • Accedi
cure e risorse

Sanità digitale al palo in Italia: in fumo risparmi per 5 miliardi

Tutti ne parlano, ma sono in pochi a utilizzarla. La Sanità digitale stenta ancora ad affermarsi in Italia, malgrado la lieve ripresa degli investimenti, per 1,3 miliardi di euro (+2% rispetto all’anno prima) certificata nel 2017. Mancano risorse disponibili, ma a mancare sono soprattutto una cultura e una visione “di sistema”. Tanto che ancora oggi 8 cittadini su dieci, ai servizi sanitari via web preferiscono il contatto diretto con il medico, l’attesa telefonica o la fila allo sportello. Con buona pace dei potenziali risparmi che si potrebbero ottenere in un Paese digitalizzato: oltre 5 miliardi di euro.

GUARDA IL VIDEO . Fake news: la bufala del cartone al posto del gesso all'ospedale di Reggio Calabria

A tracciare un bilancio e a stimare investimenti, costi evitabili, criticità in campo e prospettive future è la ricerca condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, presentata oggi al convegno “Sanità e digitale: uno spazio per innovare”. L’occasione per rilanciare l’innovazione digitale come leva per la sostenibilità del servizio sanitario pubblico. «Con il progressivo invecchiamento della popolazione il divario fra bisogni di cura e risorse è destinato a crescere e l’innovazione digitale è l’unica leva per rendere sostenibile il sistema – afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio –. La leggera crescita degli investimenti per la sanità digitale è una buona notizia, ma non basta. Serve un rinnovamento dei modelli organizzativi delle aziende, spostando le prestazioni dall’ospedale al territorio, e va incentivata la partecipazione dei cittadini alla corretta gestione della propria salute, tramite strumenti digitali per comunicare con il medico, per accedere ai dati clinici, ad esempio attraverso il fascicolo sanitario elettronico, e per monitorare il proprio stile di vita, con App dedicate. Ma serve anche lo sviluppo delle necessarie competenze digitali degli operatori sanitari».

La App? Preferisco il telefono. Più facile a dirsi che a farsi. Basta guardare anche solo alcuni dei tanti dati monitorati dall’Osservatorio del Politecnico: la cartella clinica elettronica, cui va la maggior parte degli investimenti (47 milioni di euro), è ad esempio sotto-utilizzata se si guarda a funzionalità avanzate come la gestione del diario medico o infermieristico e la farmacoterapia. Il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) è implementato a macchia di leopardo, in Regioni-guida come la Lombardia – in cui lo ha attivato il 66% dei residenti della Regione (il 46% lo ha utilizzato) – come la Toscana e l’Emilia Romagna che pensano di arricchirlo con le disposizioni anticipate di trattamento (Dat) previste dalla legge sul testamento biologico, o come, infine la Pa di Trento, che ha integrato il Fse con piattaforme di telemedicina o di promozione di stili di vita sani che coinvolgono anche i cittadini.
Cittadini che però – pur dichiarando interesse e curiosità per la rivoluzione digitale in sanità – ne sono ancora decisamente lontani. La maggior parte preferisce accedere di persona per un consulto medico (86%), per il pagamento delle prestazioni (83%) e per il ritiro dei referti (80%). L’altra faccia della medaglia? Solo il 15% comunica con il medico via email, il 13% via sms e il 12% via WhatsApp per scambiare dati, immagini e informazioni. Solo i giovanissimi tra i 15 e i 24 anni si affidano in prima istanza a fonti digitali. Per il resto, gli utenti mediamente più “smart” sono quelli tra i 45 e i 54 anni. Mentre restano tagliate fuori dalle App di “coaching”, che aiutano a monitorare lo stile di vita e i parametri vitali come la pressione, proprio quelle fasce di cittadini – “over 55” e multi cronici – che più ne avrebbero bisogno.

Cinque miliardi di costi evitabili. La sanità digitale a passo di lumaca ha ricadute pesantissime sui conti e sull'evoluzione dei modelli sanitari, avvisano dal Politecnico. A spanne, i costi del mancato accesso al digitale superano i 5 miliardi. La cifra che l’Osservatorio Innovazione del Politecnico ricava dalla somma tra 1,63 miliardi di euro risparmiati se l’80% dei cittadini ritirasse i referti on line (abbattendo da 45 minuti a 5 minuti il tempo necessario); gli 1,15 miliardi per l’accesso a informazioni su prestazioni e strutture sanitarie; gli 1,43 miliardi per la prenotazione di visite ed esami; i 980 milioni per il pagamento via web, sempre di visite ed esami.

© Riproduzione riservata