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Consulta, per il giudice mancante Camere verso un ritardo da record

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domani seduta per l’elezione

Consulta, per il giudice mancante Camere verso un ritardo da record

Se la XVIII legislatura sarà forse la più breve della storia della Repubblica, a meno di un accordo politico in extremis, il primato, negativo, potrà non essere l’unico. Domani infatti il Parlamento si riunirà in seduta comune per l’elezione del giudice mancante della Corte costituzionale. E se la partita si chiuderà con una fumata nera senza intesa sul nome, la vacatio si avvia ad essere la più lunga dal 1948. Il collegio della Consulta decide senza plenum ormai da 545 giorni. Un eventuale voto anticipato a luglio, con un confronto ad alta tensione tra i partiti, potrebbe portare a un’impasse nella scelta di una figura condivisa.

Le dimissioni di Frigo
Il 7 novembre 2016 Giuseppe Frigo ha lasciato la Corte costituzionale, e da allora è al lavoro con 14 componenti su 15. A nulla sono valse le sette votazioni delle Camere in seduta comune che si sono tenute da gennaio a luglio dello scorso anno (nella passata legislatura), tutte concluse con un niente di fatto. Così come quella successiva all’insediamento delle nuove Camere, il 18 aprile. E così a oggi la sua “vacatio” si piazza al 2° posto nella top ten di quelle che hanno registrato i tempi più lunghi. Pronta a risalire in prima posizione se entro luglio non si riuscirà ad arrivare al voto condiviso.

Plenum solo per due anni su cinque
Un’impasse che si è comunque ripetuta spesso nei cinque anni della legislatura appena trascorsa: più di 1.800 giorni di cui appena 798 di plenum della Consulta (fino al 28 giugno 2014 e poi dal 16 dicembre 2015 al 7 novembre 2016). Il record assoluto delle “vacatio” per eleggere un giudice della Consulta di nomina parlamentare sono i 623 giorni (tra il 23 ottobre 1995 e il 9 luglio 1997) trascorsi dalla fine del mandato di Vincenzo Caianiello e il giuramento del suo successore Annibale Marini.

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Giorni trascorsi per l'elezione di un nuovo giudice da parte delle Camere. Tra parentesi anno di fine mandato.

Quorum solo con l’intesa M5S-centrodestra
Quello di domani sarebbe il secondo scrutinio nella nuova legislatura e quindi sarà necessaria la maggioranza dei due terzi (633 sì) dei componenti l’Assemblea. Per gli scrutini successivi sarà invece sufficiente la maggioranza dei tre quinti (570 sì). Numeri alla mano è molto difficile arrivare all’elezione. Non basterebbe infatti l’allenaza M5S-Lega-FdI (che si fermerebbe a quota 564): solo con l’aggiunta di Forza Italia si riuscirebbe a superare la soglia dei 570 voti (arrivando anche oltre i 633).

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