Motori24

Dossier L’evoluzione del fleet manager

  • Abbonati
  • Accedi
    Dossier | N. 9 articoliRapporto Flotte aziendali, i nuovi modelli e il trend del settore

    L’evoluzione del fleet manager

    Dal Tco al Tcm, per arrivare al MaaS, al mobility budget ed infine alla mobility card. Questo elenco di acronimi e di definizioni in inglese traccia il percorso che il gestore della mobilità aziendale deve compiere per entrare nell’era della sharing economy e per trarre vantaggio dalle possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Il primo passo verso l’evoluzione professionale del fleet manager prevede il passaggio dal Tco (Total cost of ownership) al Tcm (Total cost of mobility) quale parametro da tenere in considerazione per valutare i costi di gestione della mobilità aziendale. La differenza tra Tco e Tcm è semplice e definisce un importante cambio di prospettiva: si passa dal semplice costo di gestione delle auto della flotta al costo di gestione della mobilità aziendale a 360°. Il Tcm comprende infatti tutti i costi della mobilità aziendale: dall’automobile ai servizi correlati, alla gestione dei viaggi, a tutti gli altri costi relativi agli spostamenti aziendali. In definitiva, l’obiettivo del Tcm è incoraggiare le aziende a pensare in modo globale alla mobilità.

    Un corollario importante di questo cambio di prospettiva sta nel fatto che anche il numero di attori con cui si dialoga per la gestione della mobilità aumenta, dal momento che entrano in campo anche, solo per fare qualche esempio, car sharing, car pooling, ride sharing, fornitori e gestori della reportistica. L’integrazione dei dati che provengono da soggetti diversi e che concorrono a definire il Tcm può avvenire attraverso le piattaforme Mobility as a Service (MaaS), che rappresentano una soluzione tecnologica online in grado di consentire alle aziende di trovare, gestire ed analizzare il viaggio dei propri dipendenti e di considerare tutti i possibili modi di trasporto a disposizione per la mobilità aziendale in modo semplice.

    Un ulteriore fattore di progresso nella gestione della mobilità aziendale risiede nell’adozione del cosiddetto mobility budget, che consiste nella possibilità di assegnare ad ogni dipendente un budget da gestire autonomamente e con cui finanziare la propria mobilità sia attraverso l’utilizzo di auto aziendali sia attraverso l’uso di altri mezzi di trasporto e di mobilità condivisa. I risultati di questo approccio, che può concretizzarsi anche nella concessione di una mobility card – una carta di credito che consente di gestire assolutamente in proprio il mobility budget – emergono dalle esperienze concrete di chi l’ha messo già in pratica. È il caso degli impiegati di una casa farmaceutica tedesca: invece di un’auto aziendale hanno ricevuto una mobility card nell’ambito di un progetto pilota e circa un quarto hanno deciso di utilizzare solo modalità di trasporto alternative all’auto. Tra quelli che invece non hanno rinunciato all’auto, il 90% ha deciso di passare ad una vettura di taglia minore rispetto a quella usata in precedenza, con consumi, emissioni e costi inferiori. In questo modo è stato possibile ridurre i costi di gestione della flotta e le emissioni di circa il 30%. Altri risultati positivi ottenuti sono l’incremento dell’uso di auto in pool e dei trasporti pubblici. A trarne beneficio anche lo stato di salute degli impiegati, che hanno potuto godere di un maggior tempo a disposizione per rilassarsi dopo il lavoro ed hanno incrementato il livello di attività fisica, dal momento che l’uso di bici per andare al lavoro è cresciuto del 25%.

    © Riproduzione riservata