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Vaticano, i cardinali di Bergoglio gruppo più numeroso in Conclave

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a quota 59 dal 29 giugno

Vaticano, i cardinali di Bergoglio gruppo più numeroso in Conclave

(Ansa)
(Ansa)

È diventato maggioritario il gruppo di cardinali nominati da Papa Francesco che oggi (anzi, dal 29 giugno) voterebbero in un ipotetico Conclave. I porporati voluti dal pontefice argentino tra poco più di un mese saranno 59, quelli creati da Benedetto XVI restano 47 e 19 sono l’eredità del pontificato di Giovanni Paolo II, tutti con meno di 75 anni. Questa suddivisione per “nomina” non significa molto quando si deve votare nella Cappella Sistina, come si è visto in passato, ma certamente nel quinquennio bergogliano un fatto è certo: il Sacro Collegio, che sarà composto a fine giugno di 125 membri, ha cambiato molto della sua storica cifra, che vedeva gli italiani dominanti (numericamente lo sono ancora) ma molto divisi e comunque ripartiti tra Curia e diocesi.

Non solo: aumentano ogni volta i cardinali che governano chiese che negli uffici curiali spesso a malapena si sa che esistono, le “periferie”, e spuntano sempre le nomine a sorpresa in terre di antica evangelizzazione dove non si procede a porpore un tempo date per scontate, come in Italia appunto. Ma ai tempi di Francesco nulla è più scontato.

Niente porpora (per ora) a Milano e Parigi
Anche questa volta il Papa ha fatto un annuncio a sorpresa, senza che i nuovi cardinali – lo saranno il 29 giugno, giorno solenne per la chiesa di Roma - fossero avvertiti in precedenza, e ce ne sono state testimonianze dirette ieri poco dopo le 12. Nessuna fuga di notizie, anche se i rumors dei Sacri Palazzi davano per imminente il nuovo pacchetto, visto che il numero degli “elettori” era sceso a 115 (120 è considerata la soglia da mantenere più o meno in linea, fissata da Paolo VI). I nuovi cardinali saranno 14, di cui 11 under-75 e tre ultraottantenni (di cui uno neppure vescovo, ma è accaduto più volte in passato). Alcuni sono nomi attesi, altri delle sorprese assolute, ma saltano agli aocchi anche le assenze, e si notano più di alcune presenze: per ora niente porpora a Parigi e Milano, e restano fuori dal giro delle nomine (ma questo era previsto) le storiche sedi italiane di Bologna e Palermo (nomine di Bergoglio), oltre a Torino e Venezia (ultimo periodo Ratzinger). Esclusi del tutto a questo giro gli Stati Uniti, ove restano arcivescovi “semplici” i titolari delle diocesi a forte concentrazione cattolica di Los Angeles e Philadelphia, due prelati esponenti dell'ala ultraconservatrice.

Due gesuiti tornano dentro il Conclave (gli ultimi Martini e Bergoglio)
Questi i nomi dei nuovi porporati, che riceveranno la berretta rossa dalle mani di Francesco durante il concistoro che sarà celebrato il prossimo 29 giugno. Luis Raphael I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, in Iraq; Luis Ladaria Ferrer, gesuita spagnolo, dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; Angelo De Donatis, Vicario di Roma; Giovanni Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato; Konrad Krajewski, polacco, Elemosiniere pontificio (molto vicino al Papa); Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi, in Pakistan; Antonio dos Santos Marto, portoghese, vescovo di Leiria-Fatima; Pedro Ricardo Barreto Jimeno, gesuita, arcivescovo di Huancayo, in Perù; Désiré Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina, in Madagascar; Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell'Aquila; Thomas Aquino Manyo Maeda, arcivescovo di Osaka, in Giappone.

Le novità della Curia. Per Becciu prossima la nomina a capo dicastero
Alcuni nomi hanno un forte impatto, e tra tutti quello del patriarca caldeo Sako, una nomina significativa nel panorama del Medio Oriente, vista la sua provenienza dall’Irak martoriato. Ma è in Curia che il pacchetto di nomine prelude a grandi novità. Il Sostituto della Segreteria di Stato, l’arcivescovo Becciu, è destinato a breve ad una carica di capo dicastero, visto che un cardinale non può ricoprire la carica di Sostituto, che è il “numero tre” della Curia e gestisce l’ufficio con maggiori poteri interni, compresi la comunicazione e i viaggi papali. Becciu – che da oltre un anno è anche delegato per l'Ordine di Malta - è in carica dal 2011, ed è stato confermato dal Papa due anni fa: la vera domanda è chi prenderà il suo posto. Certamente sarà un diplomatico di carriera, e gli italiani godono di maggiori chance, vista la natura dell’incarico, anche se in passato ci sono stati spagnoli e argentini. Si vedrà. Salgono le quotazioni dell’Elemosiere Krajewski (“don Corrado”), molto stimato dal Papa per la sua attività di assistenza ai poveri e senza tetto, una delle figure simbolo del pontificato. Nessuna sorpresa il nome del Vicario di Roma, De Donatis, che per legge canonica di chiama Cardinale Vicario, ma ancora non lo era. Infine l’annuncio della nomina dell’arcivescovo dell'Aquila Petrocchi: un riconoscimento alle sofferenze della città per il terremoto del 2009, le cui ferite sono ancora là sotto gli occhi di tutti. Sul mancato inserimento di Milano, guidato da meno di un anno da Mario Delpini (è la diocesi più grande d’Europa e forse del mondo) il motivo può essere che il predecessore Scola non ha ancora compiuto 80 anni, e quindi è formalmente elettore, e lo stesso vale per Parigi. I porporati elettori provenienti dall'Europa passano da 47 a 53, quelli dell'America del Nord rimangono 17, quelli dell'America Centrale restano 5, l'America del Sud da 12 a 13, l’Africa da 15 a 16, l’Asia da 14 a 17 e quelli dell’Oceania rimangono 4.

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