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Al premier Conte serve un’agenda per la crescita

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L'Editoriale|politica e industria

Al premier Conte serve un’agenda per la crescita

Il Presidente Mattarella si è convinto che di fronte all’ingarbugliarsi della situazione politica l’unica soluzione per evitare il ritorno ad una polemica di fuoco fosse procedere nel conferimento dell’incarico a chi gli era stato indicato dalle forze dichiaratesi disponibili e in grado di dar vita ad una maggioranza di governo.

Quasi in contemporanea il presidente di Confindustria teneva la sua relazione all’assemblea annuale dell’associazione. Inevitabile il sovrapporsi dei messaggi che provenivano dai due eventi.

Da un lato la scelta di dare modo di mettersi alla prova ad una classe politica che non solo continuava a lanciare progetti di revisione profonda se non totale del nostro quadro politico-economico, ma che minacciava in caso contrario di aprire il più pericoloso dei conflitti in un sistema democratico: quello che si sarebbe acceso con la proclamazione del contrapporsi di popolo ed élite.

Da un altro lato il richiamo del presidente degli industriali a tenere conto che un sistema-paese non è un giocattolo per sperimentare i furori più o meno sacri di chi sogna grandi palingenesi.

C’è un passaggio nel discorso di Boccia che risuona in tutta la sua forza: «Economia e politica sono due facce della stessa medaglia. L’una tiene l’altra ed entrambe fanno da sostegno alla democrazia. Democrazia che ha bisogno di competenze che sappiano interpretare il bene comune e perseguirlo anche a costo di scelte impopolari».

Il presidente di Confindustria ha voluto giustamente tenersi fuori da qualsiasi ipotesi di lobbismo a favore di questa o di quella soluzione di governo, ma non ha rinunciato a presentare con chiarezza le condizioni che una politica «che sappia fare la propria parte» deve esibire: «recuperare la sua vocazione alla sintesi, che matura attraverso il dialogo, il confronto e il sapiente bilanciamento degli interessi». Come era previsto dal suo ruolo, ha elencato quanto si aspettano gli industriali su vari settori.

Il Presidente Mattarella si è convinto che di fronte all’ingarbugliarsi della situazione politica l’unica soluzione per evitare il ritorno ad una polemica di fuoco fosse procedere nel conferimento dell’incarico a chi gli era stato indicato dalle forze dichiaratesi disponibili e in grado di dar vita ad una maggioranza di governo.

Quasi in contemporanea il presidente di Confindustria teneva la sua relazione all’assemblea annuale dell’associazione. Inevitabile il sovrapporsi dei messaggi che provenivano dai due eventi.

Da un lato la scelta di dare modo di mettersi alla prova ad una classe politica che non solo continuava a lanciare progetti di revisione profonda se non totale del nostro quadro politico-economico, ma che minacciava in caso contrario di aprire il più pericoloso dei conflitti in un sistema democratico: quello che si sarebbe acceso con la proclamazione del contrapporsi di popolo ed élite.

Da un altro lato il richiamo del presidente degli industriali a tenere conto che un sistema-paese non è un giocattolo per sperimentare i furori più o meno sacri di chi sogna grandi palingenesi.

C’è un passaggio nel discorso di Boccia che risuona in tutta la sua forza: «Economia e politica sono due facce della stessa medaglia. L’una tiene l’altra ed entrambe fanno da sostegno alla democrazia. Democrazia che ha bisogno di competenze che sappiano interpretare il bene comune e perseguirlo anche a costo di scelte impopolari».

Il presidente di Confindustria ha voluto giustamente tenersi fuori da qualsiasi ipotesi di lobbismo a favore di questa o di quella soluzione di governo, ma non ha rinunciato a presentare con chiarezza le condizioni che una politica «che sappia fare la propria parte» deve esibire: «recuperare la sua vocazione alla sintesi, che matura attraverso il dialogo, il confronto e il sapiente bilanciamento degli interessi». Come era previsto dal suo ruolo, ha elencato quanto si aspettano gli industriali su vari settori.

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