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La «sindrome» di Dini e Monti: il tecnico che si innamora della…

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OPERAZIONE GOVERNO

La «sindrome» di Dini e Monti: il tecnico che si innamora della politica

Quando lo scorso 7 maggio Sergio Mattarella, di fronte al protrarsi dello stallo politico, avanzò per la prima volta l’ipotesi di un «governo di garanzia» chiarì subito: «Chiederò ai suoi componenti l’impegno a non candidarsi alle elezioni». Tre settimane più tardi, attraverso percorsi che era difficile immaginare, ecco concretizzarsi quell’esecutivo «neutrale» e «di servizio» (sempre secondo le definizioni del capo dello Stato) che fino a qualche ora prima sembrava destinato a rimanere una pagina non scritta di storia della politica. A guidarlo l’ex direttore del Dipartimento degli affari fiscali del Fondo monetario internazionale Carlo Cottarelli: «Mi impegno a non candidarmi e chiederò lo stesso impegno a tutti i membri del futuro governo», ha detto il presidente del Consiglio incaricato appena uscito dal colloquio con il presidente della Repubblica.

Parole che hanno un obiettivo: allontanare il sospetto che un esecutivo “tecnico” possa trasformarsi in trampolino di lancio per una carriera politica dei suoi protagonisti sperando così di ottenere l’appoggio delle forze parlamentari ostili. Una metamorfosi già vista in passato. È accaduto in anni recenti con il “governo dei professori” guidato da Mario Monti (poi fondatore di Scelta civica) e Corrado Passera (una discesa in campo senza successo); accadde in passato con Lamberto Dini, partito con profilo da “tecnico” nel primo governo Berlusconi, promosso presidente del Consiglio dopo la caduta del Cavaliere e diventato in seguito protagonista con una propria forza politica (Rinnovamento italiano).

Nel novembre del 2011, nel pieno della crisi finanziaria in cui era finita l’Italia, Giorgio Napolitano puntò su Monti. Lo nominò senatore a vita, atto prodromico all’incarico di formare un governo che sarebbe arrivato quattro giorni dopo. Il «professore di economia politica e presidente dell’Università Bocconi di Milano», già «membro della Commissione europea dal 1994 al 2004» e «autorevolmente partecipe di numerose istituzioni europee e internazionali», come si leggeva nell’atto di nomina, guidò un esecutivo fino alle elezioni del 2013, alle quali si presentò con una propria forza politica, Scelta civica. Una decisione che sorprese il capo dello Stato: una «libera scelta» che «ho rispettato» commentò Napolitano. Dopo il voto, però, i rapporti tra i due subirono un’incrinatura quando il professore, ancora in carica come premier, propose la sua candidatura a presidente del Senato anche se si era riusciti a formare il nuovo esecutivo. Una mossa bloccata da Napolitano.

Nel governo Monti il ministro dello Sviluppo economico era Corrado Passera. L’ex ad di Banca Intesa-Sanpaolo e di Poste nel 2015 lanciò Italia Unica, un partito che nelle intenzioni del suo fondatore doveva essere il nemico dei “quattro populismi”, quelli di Renzi, Grillo, Salvini e Berlusconi. Dopo aver rinunciato alla corsa come sindaco di Milano, Passera ha accantonato il suo progetto politico ed è tornato a occuparsi di finanza con il lancio di Saxs, una societa' di scopo sbarcata sull’Aim, il mercato per le piccole e medie imprese di Piazza Affari.

L’altra celebre (e definitiva) metamorfosi da tecnico a politico è quella di Lamberto Dini. L’ex direttore generale della Banca d’Italia, partito come ministro del Tesoro del primo governo Berlusconi (1994), dopo il fallimento del Polo delle libertà viene scelto da Oscar Luigi Scalfaro per guidare un governo di “decantazione” fino alle elezioni anticipate che arriverranno però solo due anni dopo. È l’atto di nascita di un leader politico che sarà protagonista con un proprio movimento schierato, però, con il centrosinistra. Dini, infatti, fu ministro degli Esteri di tutti i governi tra il ’96 e il 2001.

Ora a Palazzo Chigi arriva Cottarelli. «Carlo - assicura il fratello Mario - vuole fare qualcosa di importante per l’Italia. Non gli interessa il potere o approfittare di situazioni particolari. Per sapere che uomo è, basta vedere come si è presentato al Quirinale: sorridente e con un trolley».

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