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Class action dei consumatori contro Facebook: 200 euro per utente

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Class action dei consumatori contro Facebook: 200 euro per utente

Una class action che possa creare un precedente importante. È questa l'idea di Altroconsumo, che in partnership con le organizzazioni di Belgio, Spagna e Portogallo lancia un'azione collettiva risarcitoria contro Facebook dopo lo scandalo Cambridge Analytica. La richiesta al giudice è di un risarcimento di almeno 200 euro per ciascuno degli utenti del social network (dunque non solo quelli coinvolti nel caso della società britannica), a causa dell'uso improprio dei dati.

La vertenza poggia le basi sulle contestazioni mosse dalle Organizzazioni di consumatori nelle scorse settimane e confermate dall'Autorità Antitrust italiana con l'apertura del procedimento per pratiche commerciali scorrette. Per Altroconsumo «tutti gli utenti Facebook sono stati vittime di un continuo e massivo uso improprio dei dati da parte del social network o di altre app che operano sulla piattaforma» di Mark Zuckerberg.

Il punto focale, dunque, secondo l'associazione italiana dei consumatori, è che con la raccolta di grandi volumi di dati - e con la loro condivisione con parti terze senza che l'utente avesse dato il consenso in modo pienamente consapevole - «Facebook ha violato sia la normativa sulla protezione dei dati, sia la fondamentale legislazione sui consumatori, traendone indebiti e ingentissimi guadagni».

Come aderire
Per preaderire all'azione è necessario collegarsi al sito di Altroconsumo e cliccare sulla sezione “azione Facebook”. L'atto di citazione sarà depositato a breve dagli avvocati dell'associazione presso il Tribunale di Milano. Successivamente spetterà al giudice pronunciarsi, valutare l'eventuale danno e calcolare l'importo finale dell'eventuale risarcimento che comunque è stato ha già valutato in 200 euro per ogni consumatore presente sul social network. Cifra a cui si è giunti sommando il valore economico prodotto dall'utilizzo dei dati, più il danno morale.

Cosa contesta Altroconsumo
Nello specifico Altroconsumo contesta a Facebook la pratica commerciale scorretta e aggressiva per aver violato gli artt. 20, 21 e 22 del Codice del Consumo: in fase di attivazione dell'account è mancata un'informativa chiara e immediata al consumatore riguardante la raccolta e l'utilizzo per finalità informative e/o commerciali dei dati ceduti, sottolineando invece il messaggio di utilizzo gratuito del social; aver violato gli artt. 20, 24 e 25 del Codice del Consumo: gli utenti registrati sono costretti a consentire che Facebook e altri soggetti terzi raccolgano e utilizzino i loro dati (ad esempio le informazioni del profilo o quelle derivanti dall'uso di app presenti nella piattaforma) per finalità informative e/o commerciali, pena il non poter utilizzare il social. La raccolta e l'utilizzo dei dati avvengono in modo automatico senza che i consumatori ne siano consapevoli: il sistema, infatti, prevede una casella già spuntata che dà il consenso alla cessione e all'utilizzo dei dati e la scelta eventuale di deselezionare tale casella comporterebbe un utilizzo limitato della piattaforma.

Secondo Ivo Tarantino, responsabile Public Affairs di Altroconsumo «dovrebbe essere chiaro che i dati utilizzati da Facebook appartengono ai consumatori e solo a loro. Diventa necessario che ciascun utente abbia il controllo sui propri dati, sappia esattamente per quale scopo siano utilizzati e possano ottenere una parte equa del valore creato dalle società che utilizzano le informazioni. E quando i consumatori sono tratti in inganno devono ottenere un risarcimento adeguato, come in questa vicenda. Con la nostra azione non intendiamo boicottare Facebook, al contrario pretendiamo un Facebook migliore che riconosca finalmente il ruolo centrale delle persone che popolano tale piattaforma, il rispetto dei loro diritti fondamentali, della loro libertà di scelta e dei loro legittimi interessi economici, i consumatori infatti non sono burattini con i quali Facebook può giocare a suo piacimento».

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