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Più equilibrio sull’Europa

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Conte alla prova

Più equilibrio sull’Europa

Come ha detto Cottarelli, mostrando a tutti che abbiamo nelle nostre classi dirigenti uomini che sanno cosa significa servire il proprio Paese, avere un governo politico in questo momento è una buona notizia.

Qualcuno dovrà anche riconoscerne il merito al presidente Mattarella, che ha davvero guidato la nave in porto fra onde tempestose, senza farsi deviare da giochetti, falsi miraggi, impennate di protagonismo. Forse all'estero non si coglierà quanto ciò testimoni una tenuta del sistema italiano e ci si soffermerà sugli aspetti fokloristici che non mancano nel turbinio della nostra vita politica, ma sarebbe bene invece che sul punto si riflettesse appropriatamente.Il governo è “politico”, ma alla fine si è giunti a comporre un equilibrio interessante sulla questione più spinosa, cioè sulla nostra politica estera, che ha ovviamente un suo centro nella problematica europea. Al delicato nodo dell'economia presiederà il professor Tria, mostrando che nessuno voleva una politica acriticamente prona a presunte velleità dei signori di Bruxelles, ma che al tempo stesso si può coniugare responsabilmente una visione consapevole dei complessi problemi europei con una presenza che ha l'obiettivo di concorrere coi partner a superarli. In una strategia complessiva agli Esteri andrà Moavero Milanesi, figura di spicco del nostro europeismo, ma non si rinuncia ad avere il professor Savona addirittura ai rapporti con l'Europa: segno evidente che il governo punta da una presenza dialettica che non ha tabù.

Certo non si possono chiudere gli occhi sul fatto che il governo “politico” è in questo momento anche una scommessa. Ci sono due vicepresidenti pesanti, che sono i loro leader e che non si sono mai sottratti a proclamare che avrebbero piantato le loro bandierine sui rispettivi ministeri. A quello del lavoro e dello sviluppo Di Maio dovrà dimostrare che è consapevole della differenza fra prospettare mete magniloquenti e gestire il delicato ingranaggio che deve favorire realmente sviluppo e lavoro alla nostra economia, perché sarebbe un disastro che per inseguire grandi sogni si mettesse in difficoltà quella ripresa di cui il paese ha assoluto bisogno. Altrettanto si dica per Salvini al delicatissimo ministero dell'Interno che non può essere ridotto ad una agenzia per le espulsioni dei clandestini. A garanzia dell'equilibrio complessivo dovrebbe esserci il presidente del Consiglio e qui il professor Conte dovrà mostrare una statura di cui sino ad ora non ha avuto occasione di dar prova.

Se davvero questo vuole essere “il governo del cambiamento” occorre un'opera di “regia” che richiederà autorevolezza perché non mancano le spinte sui vari ministri perché facciano vedere meraviglie (magari più propagandistiche che reali). Un governo è una macchina complicata che non si regge solo sui ministri. Certo per un giudizio approfondito occorrerà attendere il nuovo esecutivo alla prova ma soprattutto valutarlo in tutte le sue articolazioni: sottosegretari e viceministri sono figure essenziali per farlo lavorare bene, altrettanto dei titolari, ma spesso la loro scelta costituisce anche la riserva di posti con cui appagare le richieste delle varie tribù politiche. In un governo che vuole essere di cambiamento sarebbe da augurarsi qualcosa di diverso.
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