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Fintecna, svendita «illecita» di partecipazioni: arrestato…

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Inchiesta della procura di roma

Fintecna, svendita «illecita» di partecipazioni: arrestato l’ex dg Riccardo Taddei

Imagoeconomica
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L’ex direttore generale di Fintecna spa (controllata da Cassa depositi e prestiti), Riccardo Taddei, finisce in carcere. L’accusa è di aver contribuito, assieme ad altri tre soggetti arrestati, a svendere partecipazioni e crediti di società controllate per oltre 64 milioni di euro. L’indagine è della Procura della Repubblica di Roma, che procede per i reati di peculato. Gli accertamenti nascono da una ispezione dell’Uif di Bankitalia nei confronti di Veneto Banca. Analizzando documenti finanziari sono emerse le prime anomalie collegate alla Ligestra srl, società a capitale pubblico.

Gli arrestati
In carcere sono finiti Riccardo Taddei, già direttore generale di Fintecna Spa e presidente del Cda della Ligestra Due srl e Vincenzo Eugenio Di Gregorio, ad della Sagest Spa. I domiciliari sono scattati per Alessandro La Penna, ad della Ligestra srl e consigliere delegato della Ligestra Due srl e Domenico Zambetti, collaboratore a contratto della Ligestra srl. L’accusa nei loro confronti è peculato ai danni della Ligestra srl e della Ligestra Due, società controllate da Fintecna e appositamente costituite per la cessione dei patrimoni di società in liquidazione coatta amministrativa che facevano parte dei gruppi Efim e Italtrade o erano riconducibili a enti soppressi.

La segnalazione della Banca d’Italia
L’indagine, come detto, «scaturisce - si legge negli atti - dalle emergenze dell’attività ispettiva svolta dall’Uif Banca d’Italia nei confronti di Veneto Banca, a seguito della quale si erano venute a delineare talune anomalie nella gestione e riscossione di crediti delle società pubbliche di scopo Ligestra srl, Ligestra 2 srl, Ligestra 3 srl». Le verifiche degli investigatori hanno consentito di accertare che gli indagati - che non fanno più parte degli organi direttivi delle imprese pubbliche - hanno acquistato presunte partecipazioni societarie e crediti a condizioni tanto vantaggiose per la parte acquirente, quanto assolutamente non economiche per le società cedenti, il tutto a vantaggio del solo Di Gregorio. L'imprenditore, grazie a due contratti di consulenza con le società Ligestra, ha infatti avuto accesso a diverse informazioni sul portafoglio di società acquisite dalle Ligestra, potendo così valutare l’appetibilità di eventuali operazioni di acquisizione. Accordi di collaborazione, sottolinea il giudice «caratterizzati da un’intrinseca posizione di conflitto, incompatibile con lo scopo dichiarato di soddisfare l’interesse esclusivo delle Ligestra».

La partecipazione in Safim Factor spa (ex gruppo Efim)
Uno dei progetti più rilevanti degli indagati, sostengono sempre gli investigatori, era riferibile a una serie di operazioni attraverso le quali Ligestra è stata privata di una partecipazione in Safim Factor Spa (ex gruppo Efim) poco prima che quest’ultima - circostanza nota agli indagati - diventasse titolare di un credito di circa 40 milioni. I finanzieri sono riusciti a impedire la riscossione del credito da parte di Di Gregorio, nei confronti del quale è stato disposto in via d’urgenza dalla procura di Roma un provvedimento di sequestro alla fine del 2016.

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