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Migranti, in Germania governo Merkel a rischio sui respingimenti

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IL MINISTRO SEEHOFER CONTRO LA CANCELLIERA

Migranti, in Germania governo Merkel a rischio sui respingimenti

Se un merito può essere riconosciuto al ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini, e alla sua prova di forza su Aquarius, al netto degli scontri con alcuni Paesi (prima la Tunisia, poi Malta e infine Francia), è quello di avere fatto emergere tutte le contraddizioni e i ritardi dell'Europa sulla questione dei migranti e dei richiedenti asilo. Con il risultato che il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, inizialmente dedicato soprattutto alla Brexit si trasformerà, per merito italiano, in un gran consulto sul dossier migranti. E, per una volta, potrebbero essere proprio i ministri dell'Interno a dettare l’agenda ai capi di Stati e di Governo degli Stati membri.

Nodo respingimenti
Più in particolare c’è da attendersi un fronte comune di Salvini con i suoi colleghi di Berlino e Vienna. Il ministro tedesco Horst Seehofer è leader della Csu bavarese con posizioni antitetiche rispetto alla cancelliera Merkel e si è detto pronto a respingere «anche da solo» gli immigrati irregolari. Una situazione di forte tensione che rende concreto il rischio di una crisi di Governo in Germania. La Csu bavarese, infatti , non intende fare passi indietro sui respingimenti. Seehofer ha già condiviso alcune valutazioni con Salvini che martedì prossimo incontrerà il ministro austriaco, Herbert Kickl.

Asse a tre
Tra i ministri degli Interni di Roma, Berlino e Vienna sta prendendo forma un asse per rafforzare i controlli alle frontiere esterne pur senza entrare nel merito della riforma del cosiddetto Ceas (ossia il sistema europeo comune di asilo). Va in questa direzione la nuova dotazione finanziaria approvata per Frontex che prevede quasi 35 miliardi fino al 20027 rispetto ai 13 attuali per aumentare uomini e mezzi a presidio delle frontiere Est e Sud della Ue. Inoltre il nuovo budget del Servizio europeo per l'azione esterna, per il 2021-2027, prevede che 8,9 miliardi di euro, ovvero il 10% dell'allocazione per lo Strumento di cooperazione internazionale, Sviluppo e Vicinato, venga direttamente impegnata sulle questioni migratorie. Ma l’Austria, che guiderà dal primo luglio la presidenza di turno Ue , dovrà anche proporre le modifiche più adeguate per il regolamento di Dublino sui richiedenti asilo dopo la bocciatura del testo presentato dalla presidenza bulgara il 5 giugno scorso a Lussemburgo. Ancora non vi sono proposte scritte ma l’idea di Vienna (sostenuta anche dai danesi) sarebbe quella di creare dei centri di identificazione e rimpatrio per quei migranti di cui si ha già la certezza che non possiedono i requisiti per chiedere l’asilo. Centri che potrebbero essere collocati, d’intesa con le agenzie Onu (prima fra tutte la Unhcr) in Paesi extra Ue.

La partita degli aiuti
Oggi a Parigi con Emmanuel Macron e lunedì a Berlino con Angela Merkel, il premier italiano Giuseppe Conte illustrerà la situazione italiana che pur in presenza di una sensibile riduzione degli sbarchi (quasi 80% rispetto a un anno fa) è caratterizzata ancora da una notevole criticità. Da parte italiana non c’è alcuna intenzione, dirà Conte ai suoi interlocutori, di porre il veto sul finanziamento dei 3 miliardi previsti per la “facility” alla Turchia decisa dai capi di Stato e di Governo nel 2014 per frenare le rotte balcaniche. L’Italia ha posto solo una riserva per ottenere dalla Commissione Ue la garanzia che il finanziamento alla Turchia a valere sul bilancio comunitario non penalizzi i fondi destinati al Trust fund Africa per 1,2 miliardi che l’Italia ritiene strategici per per frenare le partenze.

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