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FANTAPROGRAMMAZIONE ECONOMICA

«Italia tripla A e debito azzerato, Germania spazzatura»: l’inguaribile ottimismo dei Def

Anno 2015: con uno straordinario colpo di reni, l’Italia riconquista la tripla A, il livello massimo di rating. Anno 2025: mentre l’Italia conserva la sua AAA, la Germania sprofonda ad A+, gli Stati Uniti a BBB+ e la Francia addirittura a livello “speculativo” (ovvero junk, “spazzatura”). Stupiti? Ma attenzione: anno 2035: l’Italia è l’unica grande economia occidentale con merito di credito AAA.

Tutte le altre, dagli Stati Uniti alla Germania, dalla Francia alla Gran Bretagna, sono ormai valutate “spazzatura”. Ma dove siamo, su “Scherzi a Parte”? In un universo ucronico alternativo? In un romanzo steampunk all'italiana?

Macché: ci troviamo nel bel mezzo di un documento ufficiale di finanza pubblica del Governo italiano, ministero dell'Economia e delle Finanze. Per la cronaca, si tratta del Documento di programmazione economica e finanziaria per gli anni 2006-2009, che alle pagine 48 e 49 contiene alcune perle inestimabili. Una è appunto la tabella sui “Livelli stimati di rating nel periodo 2005-2050”, che vediamo qui sotto:

Livelli stimati di Rating nel periodo 2005-2050

Secondo le previsioni di tredici anni fa, nel 2015 l’Italia (che nel 2005 aveva un rating AA-) avrebbe già recuperato la tripla A, condividendola con Stati Uniti, Germania, Francia e Gran Bretagna. Ma presto sarebbe iniziato l’inesorabile declino delle altre potenze occidentali, lasciando solo la Penisola con il massimo del merito di credito. Come è possibile? «In virtù della riforma previdenziale», spiega il Dpef, riferendosi alla riforma Maroni del 2004, quella del cosiddetto “scalone”, poi eliminato dalla successiva riforma Damiano del 2007 che introduceva il sistema delle quote.

Grazie al prodigioso scalone, «la posizione favorevole dell'Italia nel confronto internazionale è confermata anche da un recente studio dell'agenzia di rating Standard & Poor's - sottolinea con malcelata euforia il Dpef di tredici anni fa - : sebbene il debito dell'Italia sia attualmente valutato in modo peggiore rispetto agli altri Paesi in esame, tra dieci anni il rating raggiungerebbe il livello massimo (la tripla A)».

Di più: «Unica tra le economie in esame, l’Italia manterrebbe fino al 2050 questa condizione favorevole - si legge nel documento ufficiale di programmazione economica e finanziaria - mentre per gli altri Paesi il rating peggiorerebbe drasticamente a partire dal 2025, fino a stabilizzarsi sul livello peggiore previsto (“speculativo”), in relazione ai maggiori rischi di sostenibilità dei conti pubblici». Leggere queste parole è semplicemente fantastico: l’Italia diventa campione planetario della disciplina di bilancio.

Qualcosa deve essere poi andato storto, perché i rating attualmente assegnati da Standard & Poor's sono i seguenti: Germania AAA, Stati Uniti AA+, Gran Bretagna AA, Francia AA, Italia BBB (come Colombia, Filippine e Uruguay).

Ma ecco un'altra perla di quell'indimenticabile Dpef, la tabella “L'evoluzione del debito pubblico prima e dopo la riforma previdenziale del 2004”. Vediamola:

L’EVOLUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO
Prima e dopo la riforma previdenziale del 2004. ( Fonte: Programma di Stabilità dell’Italia; Aggiornamento novembre 2004).

No, non avete bisogno di una visita dall'oculista: anche nella versione hard (“senza riforma pensioni”, linea tratteggiata), il rapporto debito pubblico-Pil previsto per quest'anno si aggirerebbe intorno al 70%, per poi scendere nel 2020 al di sotto del 60% come previsto dal Patto di Stabilità. Nella versione “con riforma pensioni”, linea nera continua, il debito italiano addirittura si azzererebbe intorno al 2040. Eh sì, perché «le proiezioni a lungo termine del rapporto debito e Pil si attestano su livelli ampiamente sostenibili - gongola il Dpef di allora - con un significativo effetto derivante dalla riforma pensionistica». Anche qui qualcosa deve essere andato storto, perché nel 2018 il nostro rapporto debito-Pil anziché trovarsi al 70% sfiora il 132% a quota 2312 miliardi di euro, record storico assoluto.

L'inguaribile ottimismo dei Documenti di programmazione economica italiani (i Dpef poi diventati Def) non si esaurisce con il 2005. Nell'edizione 2010-2013, per esempio, si immaginava un debito pubblico al 90% del Pil nel 2013, quando invece ha poi toccato quota 128 per cento.

E anche il Def 2012, redatto dal Governo Monti dopo l'esplosione della crisi di Lehman Brothers, stimava per l'anno 2015 «grazie alle riforme strutturali» un debito-Pil a 114,4% nel 2015, mentre nella realtà viaggiava alla stratosferica quota di 132,6 per cento.

Quadro programmatico di finanza pubblica per gli anni 2011-2015
Fonte: Def 2012

Vivere da ottimisti significa essere abbastanza folli da credere che il meglio debba ancora venire, diceva l’attore britannico Peter Ustinov. Alcuni dei nostri documenti di programmazione economica ne hanno colto in pieno lo spirito.

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