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Fondazioni, le nuove regole rimaste sulla carta

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I FONDI ALLA POLITICA

Fondazioni, le nuove regole rimaste sulla carta

Con un effetto visto già per passate inchieste giudiziarie, anche la vicenda dello Stadio della Roma ha riportato all’attenzione il ruolo delle fondazioni politiche. Da giorni al centro della polemica è Eyu, fondazione legata al Pd, che pubblica la rivista “Eyu - Europe Youth Utopia” e ha sede legale a Roma, in via delle Fratte, dove c’è anche la sede nazionale del Partito democratico. Eyu ha ricevuto un finanziamento di 123mila euro da Luca Parnasi (il costruttore finito in carcere) per un progetto di ricerca. «Rivendico con orgoglio la più scrupolosa e trasparente gestione delle casse del partito, così come sono certo della medesima attenzione nell’amministrazione della fondazione Eyu», ha detto il tesoriere del Pd e senatore Francesco Bonifazi.

La circostanza del finanziamento a Eyu, come del resto quella dei 100mila euro versati da Parnasi attraverso una delle società a lui riconducibili a una onlus (“Più voci”) considerata vicina alla Lega, è emersa solo dalle carte giudiziarie. Associazioni e fondazioni, infatti, a differenza dei partiti e movimenti politici, non hanno obbligo di pubblicazione dei propri bilanci né di pubblicità dei propri finanziatori.

Una mancanza di trasparenza evidenziata da ultimo dalla “Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei partiti politici” che, nella relazione trasmessa al Parlamento lo scorso 27 aprile, sottolineava proprio un punto. La legge impone ai partiti di allegare al proprio bilancio la rendicontazione di fondazioni e associazioni solo quando i loro organi direttivi siano decisi «in tutto o in parte» dai partiti stessi. Un collegamento «strettamente formalistico di carattere organizzativo» fa notare il presidente della commissione Luciano Calamaro (Corte dei conti) che si è potuta applicare a soli tre casi. La conseguenza: restano «estranee ad ogni forma di pubblicità le numerose fondazioni e associazioni che, secondo gli organi di stampa, sarebbero a vario titolo collegate a esponenti di partiti». Secondo il censimento di Openpolis sono addirittura 108, di cui 94 ancora con un sito attivo.

Nella scorsa legislatura sono state presentate alcune proposte di legge che avevano lo scopo di obbligare le fondazioni politiche a una maggiore trasparenza. Se applicate, avrebbero forse evitato le situazioni di cui la cronaca giudiziaria racconta in questi giorni. Nessuna, però, è stata mai discussa. Ha fatto più strada, invece, un altro provvedimento, presentato da Marco Meloni (Pd) dal titolo “Norme per favorire la trasparenza e la partecipazione democratica”. È stato approvato alla Camera due anni fa (8 giugno 20016) ma, passato al Senato, si è arenato. In fase di discussione a Palazzo Madama, Gaetano Quagliariello presentò un dettagliato emendamento con regole stringenti sulle fondazioni. Tra l’altro si prevedeva l’obbligo, entro il 30 giugno di ogni anno, di trasmettere al Parlamento non solo il bilancio annuale ma anche «gli elenchi dei soggetti finanziatori» anche «qualora i medesimi soggetti non abbiano prestato il proprio consenso alla pubblicazione dei dati». Informazioni da rendere disponibili anche sul sito web con l’«elenco dei soggetti, persone fisiche o giuridiche, che abbiano erogato finanziamenti o contributi, di importo superiore, nell’anno, a mille euro» (ma solo per chi abbia dato il consenso alla pubblicazione). Informazioni che al momento nessuna fondazione mette a disposizione con l’eccezione di Open, l’associazione di Matteo Renzi.

Nella proposta-emendamento di Quagliariello il controllo sulle fondazioni è affidata all’Anac, il cui presidente Raffaele Cantone ha più volte richiamato le forze politiche a intervenire sul tema fondazioni. L’inchiesta sul nuovo stadio della Roma, ha detto il magistrato, «mette in evidenza con chiarezza quello che può essere il ruolo di associazioni e fondazioni nel finanziamento della politica, è un “trattato” di come vengono gestiti certi affari».

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