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Claudio Borghi, il «no euro» eletto alla guida della Commissione…

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Claudio Borghi, il «no euro» eletto alla guida della Commissione Bilancio

«Dire che lo spread sale per colpa nostra è la versione moderna del classico “piove, governo ladro”. Quando i mercati peggiorano è colpa di Borghi e Bagnai, quando migliorano nessuno dice niente, così come nessuno rilevò l'aumento dello spread nei giorni dell’incarico a Carlo Cottarelli». Claudio Borghi, responsabile economico della Lega e neo presidente della commissione Bilancio della Camera, liquida così le opinioni secondo cui la sua elezione alla presidenza della Commissione Bilancio della Camera e quella di Alberto Bagnai alla guida della commissione Finanze del Senato (entrambi due noti “euroscettici”), siano alla base stamattina del rialzo dello spread Btp-Bund, accompagnato dal contemporaneo peggioramento di Piazza Affari.

«Ripeto che noi attueremo il contratto di governo che non prevede l’uscita dall’euro, a prescindere dalle nostre opinioni personali che sono, com'è noto, molto diverse. Ora - assicura Borghi - ci rendiamo conto che non ci sono le condizioni, nemmeno gli alleati, per questo processo. Io mi impegno quindi a
far lavorare la commissione al meglio».

Classe 1970, milanese, responsabile economico della Lega dall’ottobre 2014, insieme ad Alberto Bagnai, Claudio Borghi è uno dei più noti esponenti italiani anti-euro, teorici del ritorno alla “sovranità monetaria”. Nel 2014 ha scritto un manuale intitolato “Basta Euro”. E sul tema ha le idee chiare: «L’euro, che doveva essere uno strumento per muoversi più facilmente all’interno dell’Europa senza dover cambiare moneta, è diventato uno strumento di dominio e sopraffazione sui cittadini. Pensare di cambiare rotta è doveroso».

Inizia a lavorare come fattorino in borsa. Si laurea in scienze economiche e bancarie presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Poi si specializza nel campo dei mercati finanziari, prima in Deutsche Bank, poi a Merrill Lynch e tornando quindi in Deutsche Bank. Nel 2009 cambia carriera, dedicandosi all’insegnamento, come docente a contratto di Economia degli intermediari finanziari ed Economia delle aziende di credito presso l'Università Cattolica. Ha insegnato in corsi master presso la Luiss di Roma e lo Ied di Venezia.

“Folgorato” da Matteo Salvini, inizia la carriera politica nel 2015, candidandosi come presidente della Regione Toscana, sostenuto dalla Lega: ottiene il 20%, secondo dietro Enrico Rossi (centrosinistra) e venendo così eletto consigliere regionale. Alle elezioni politiche del 2018 si candida alla Camera dei deputati, perdendo nel collegio uninominale di Siena contro il candidato del centrosinistra Pier Carlo Padoan, ma venendo comunque «ripescato» nel listino proporzionale .

Dopo le elezioni ha fatto parte del collegio di esperti incaricati di stilare il contratto di governo tra Movimento 5 Stelle e Lega. «Con gli amici del M5s abbiamo fatto uno sforzo - ha detto in sede di dichiarazione finale di voto sul Def alla Camera lo scorso 19 giugno - per trovare una sintesi di programmi diversi, che possano portare finalmente sul percorso della crescita, perché senza crescita il debito non è sostenibile, mentre con la crescita il debito non conta nulla». Un discorso quello di Bagnai alla Camera, dal quale emergono altri aspetti del suo pensiero economico: «Sono necessari più investimenti pubblici, perché un Paese che non investe è un Paese che non cresce , un Paese che continua a tagliare è un Paese che si ripiega su se stesso. Servono investimenti ad alto moltiplicatore e una riduzione della pressione fiscale». Quanto alla flat tax, «la parte più facile di gestione è quella di riduzione delle aliquote per le imprese. E daremo priorità alle imprese proprio perché è la parte più facile» da realizzare.

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