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Grandi comuni, il centrodestra batte il centrosinistra 42 a 31

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flussi elettorali

Grandi comuni, il centrodestra batte il centrosinistra 42 a 31

(Ansa)
(Ansa)

Vittorie e sconfitte non sono tutte uguali. Sono i simboli a decidere la lettura delle elezioni locali. Due anni fa furono le vittorie del M5s a Roma e Torino. Oggi sono le sconfitte del Pd a Pisa, Siena, Massa, Imola, Ivrea. Non contano le sue vittorie a Brescia al primo turno, a Brindisi e a Ancona al secondo. Il Pd appare come il vero perdente di questa consultazione elettorale. E in gran parte lo è. Ma se si guardano i numeri nel loro complesso il quadro reale non corrisponde interamente a quello simbolico. Il Pd ha pur sempre vinto 31 comuni superiori ai 15mila abitanti contro i 42 del centro-destra.

Per capire meglio quello che è successo è utile confrontare i risultati delle comunali di oggi con quelli del 2013. I comuni al voto sono sostanzialmente gli stessi e la tempistica del voto è stata la stessa. Si tratta di due cicli elettorali molto simili. Si è votato prima alle politiche e qualche mese dopo alle amministrative. Cinque anni fa prima delle elezioni il centro-destra amministrava 62 comuni di cui 10 capoluoghi. Dopo il voto gliene sono rimasti 22 e nessun capoluogo. Indubbiamente un pessimo risultato. I dati relativi al centro-sinistra invece sono questi: 39 comuni prima del voto, di cui 9 capoluoghi, e 60 dopo il voto di cui 18 capoluoghi. Oggi la situazione si è rovesciata. Il chiaro vincitore di queste elezioni è il centro-destra a trazione leghista. È passato da 23 a 42 comuni amministrati. E a livello di capoluoghi da uno a 10 rovesciando il risultato del 2013. Il centro-sinistra invece governava in 57 comuni, di cui 15 capoluoghi, e adesso ne amministra 31 di cui solo 5 capoluoghi. E poi ci sono le liste civiche che vincono in 20 comuni e che, soprattutto al Sud, rappresentano il vero terzo polo.

In pratica quello che è successo al centro-sinistra in queste elezioni era accaduto al centro-destra cinque anni fa. Sono gli alti e bassi della politica italiana in una fase di grande volatilità elettorale. Certo, non è detto che tra cinque anni si assisterà allo stesso ribaltamento che si è visto negli ultimi cinque. È possibile che il centro-destra riesca a consolidarsi a livello locale. Ma non è affatto detto. Quello che è certo è che il Pd ha perso il vantaggio competitivo di cui godeva in particolare in quella che una volta era la zona rossa. Siena e Pisa sono un altro segnale di questo smottamento che è iniziato da tempo. In Toscana il Pd ha già perso Pistoia, Livorno, Arezzo.

AMMINISTRATIVE 2018: CHI HA VINTO E CHI HA PERSO
Nota: i Comuni al voto nei due anni di riferimento coincidono in larghissima misura ma non totalmente; il dato Italia comprende anche la Sicilia - Fonte: cise.luiss.it

Il problema del Pd non è solo la perdita di consensi, ma anche il suo isolamento. Il ballottaggio è uno strumento che non perdona. Per vincere al secondo turno occorre costruire alleanze. Direttamente con gli elettori o con altri partiti. E bisogna avere i candidati giusti per farlo in una fase in cui il vento del cambiamento si fa sentire anche nelle competizioni locali e non solo in quelle nazionali. Al Pd manca questa qualità, sia a livello locale che a livello nazionale. È un partito solo, i cui candidati troppo spesso non riescono a raccogliere le seconde preferenze degli elettori che al secondo turno scelgono di votare il candidato meno sgradito tra i due rimasti in corsa. Il contrario di quello che succede con i candidati del M5s.

Il partito di Di Maio fa fatica ad arrivare al secondo turno, ma se ci arriva vince. Nelle comunali dello scorso anno su 10 ballottaggi ne ha vinti 8. Nel 2016 su 20 ne vinse 18. Questo anno non si può certo dire che sia andato bene al primo turno visto che ha centrato solo 7 ballottaggi su 109 comuni al voto, ma ne ha vinti 5. La ragione sta nella sua trasversalità, cioè la sua capacità di attirare consensi sia da sinistra che da destra. Sono le seconde preferenze a farlo vincere. Prendiamo il caso di Imola. L’analisi dei flussi fatta dal Cise è chiarissima. Il candidato dei cinque stelle ha vinto, e il suo rivale del Pd ha perso, perché il 75 % degli elettori che avevano votato il candidato del centro-destra al primo turno hanno scelto quello del Movimento al secondo. Il Pd invece non è riuscito a convogliare sui suoi candidati nemmeno tutti i voti di elettori che gravitano nella sua area di riferimento, come si vede nei flussi Cise a Siena. Né è riuscito ad attrarre elettori del M5s in quei casi in cui la sfida era tra il suo candidato e quello del centro-destra. Ci sono riusciti meglio - anche se in misura variabile - i candidati del centro-destra a Pisa e Siena, e in altri comuni. E questo spiega in buona misura il loro successo.

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