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Il Pd fa i conti con la sconfitta, l’ipotesi del «modello…

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LA CRISI DEI DEMOCRATICI

Il Pd fa i conti con la sconfitta, l’ipotesi del «modello Zingaretti»

Nicola Zingaretti
Nicola Zingaretti

Pisa, Massa, Siena. Non ancora metabolizzato il voto politico del 4 marzo, il Partito democratico deve fare i conti con le sconfitte che non avrebbe mai voluto vivere: quelle nella regione un tempo “rossa”, la Toscana. Ma pesano anche le perdite simboliche dell’emiliana Imola e, in Umbria, di Terni e dell’ex inespugnabile Umbertide che, dopo settanta anni di dominio monocolore, passa al centrodestra e sarà guidata da un sindaco della Lega.

E il dibattito si riaccende. Per primo Carlo Calenda (via twitter) chiede di «ripensare tutto: linguaggio, idee, persone, organizzazione. Allargare e coinvolgere su un nuovo manifesto. Andare oltre il Pd. Subito!». Una proposta che trova la contrarietà del reggente Maurizio Martina che riconosce la necessità di un ripensamento del Pd ma non di un suo «superamento». Anche perché, dice Matteo Orfini, «oltre il Pd c'è la destra, basta guardarsi intorno e, quindi, non vedo possibilità di andare oltre il Pd e trovare qualcosa di buono».

Si torna a suonare il vecchio spartito: renziani e antirenziani. «Il voto - dice Andre Marcucci, capogruppo del Pd al Senato, iper-renzianio - se non altro ha sgombrato il campo dal ruolo e dalle responsabilità di Matteo Renzi. Il 24 giugno il Pd ha perso anche senza Matteo Renzi». Sulla stessa linea Michele Anzaldi: «Chi si è vantato, ad esempio in una terra come la Toscana, di non aver addirittura voluto invitare Renzi ai comizi di chiusura, di averlo tenuto
fuori da tutta la campagna per le amministrative, poi ha perso, magari per una manciata di voti dei moderati che sono stati costretti a votare Lega».

Prova a suonare la riscossa Nicola Zingaretti. «Un ciclo storico si è chiuso - dice il presidente della regione Lazio -. Vanno ridefiniti un pensiero strategico, la nostra collocazione politica, le forme del partito e il suo rapporto con gli umori più profondi della società italiana, l’organizzazione della partecipazione e della
rappresentanza nella democrazia». È il manifesto di un nuova fase che, nelle intenzioni di Zingaretti, dovrebbe ricalcare il modello da lui attuato nel Lazio e visto da molti nel Pd come possibile riancio: un’ampia coalizione che comprenda anche le forze a sinistra dei democratici. Si vedrà quanto esportabile a livello nazionale.

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