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Sciopero degli esami per 5mila prof: il Miur li convoca il 10 luglio

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Sciopero degli esami per 5mila prof: il Miur li convoca il 10 luglio

Finora hanno aderito in cinquemila allo sciopero degli esami lanciato dai prof per l’appello iniziato il giugno e che si conclude a luglio e che ha coinvolto gran parte degli atenei italiani. I professori chiedono di rivedere il sistema degli scatti di stipendio che li vedrebbe penalizzati rispetto al resto della Pa e altre rivendicazioni più generali sul rilancio del sistema universitario. Dopo le proteste degli studenti dal governo arriva un primo segnale di disponibilità con un incontro programmato al Miur il prossimo 10 luglio. Incontro che in caso di esito positivo potrebbe far rientrare lo sciopero degli esami.

La protesta ha fatto indispettire gli studenti che nelle scorse settimane hanno raccolto decine di migliaia di firme e fatto appelli per sospendere lo sciopero che li colpisce direttamente. Ma i docenti hanno deciso di andare avanti lo stesso - finora hanno scioperato in oltre 5mila - perché sperano con questo segnale di convincere il nuovo Governo a prendere le misure (o almeno parte) già nella prossima legge di bilancio. Le richieste avanzate dai docenti che aderiscono al Movimento per la dignità della docenza valgono complessivamente 900 milioni. Il Governo ha deciso comunque di ascoltare le ragioni della protesta. E così una delegazione è stata convocata il prossimo 10 luglio dal sottosegretario all’Università e alla Ricerca Scientifica, Lorenzo Fioramonti. «Andremo all’incontro con la forza intrinseca delle nostre richieste - avvertono i docenti della protesta - che riteniamo siano un primo segnale assolutamente necessario per rimettere in carreggiata l’università italiana dopo anni di tagli di risorse».

I docenti chiedono innanzitutto di rivedere il sistema degli scatti di stipendio, ma anche più fondi per il rilancio del sistema universitario: in particolare nuovi concorsi (6mila per associati, 4mila per ordinari e 4mila per ricercatori) e 80 milioni di euro per borse di studio per gli studenti. Si tratta di richieste che si aggirano sui 900 milioni. Le assunzioni si tradurrebbero in buona parte in concorsi per chi è già nell’università e quindi il costo corrisponde solo all’incremento di stipendio. Solo per i ricercatori si tratta di nuove assunzioni (e quindi il costo è pieno).

In pratica - avvertono i docenti nella lettera con le loro rivendicazioni - « 6000 Associati e 4000 Ordinari costano, complessivamente, quanto 4000 Ricercatori». A spanne per 8mila assunzioni totali servono dunque circa 450 milioni. A cui si aggiungono 350 milioni a regime per il recupero pieno degli scatti di stipendio 2011-2015 e altri 80 milioni per le borse di studio. In tutto appunto oltre 900 milioni.

I corsi di laurea non siano slegati dalle esigenze del mercato del lavoro

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